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Henrique de Vasconcelos

Henrique de Vasconcelos

1876–1924 · visse 48 anni CV CV

n. 1876-01-01, Ilha do Fogo · m. 1924-01-01, Lisboa

Biografia
Personalità caratterizzata dalla triplice sfaccettatura della creazione letteraria, del giornalismo e dell'azione politico-diplomatica, si laureò in Giurisprudenza a Coimbra, lavorò nella magistratura giudiziaria per poi diventare, con l'avvento del regime repubblicano, deputato del Partito Democratico e stretto collaboratore di Afonso Costa; svolse importanti missioni in conferenze internazionali e diresse una direzione generale presso il Ministero degli Affari Esteri. Nel campo della stampa, dopo essere arrivato a ricoprire la carica di segretario di redazione di Novidades, collaborò assiduamente a Mundo, di França Borges, e a Pátria, di Estêvão de Vasconcelos. Nella vita letteraria Henrique de Vasconcelos esordisce manifestandosi nella poesia e nella critica programmatica, per poi dedicarsi al racconto e alla cronaca impressionista. Entra nella scena di Coimbra già dopo l'uscita delle opere fondamentali che inaugurano il decadentismo e il simbolismo, ma lo fa in modo da occupare subito, sebbene talvolta in modo controverso, una posizione di rilievo. Infatti, dirige nel 1893 la fugace Revista Nova (dove oscilla sul piano dottrinale ma si fa notare con il poema sado-satanico «A missa negra») e, subito dopo, Os Novos, breve ma estremo organo del movimento esteticista di fine secolo, in cui pubblica il lungo poema «Confiteo», mai più ristampato; da quell'anno fino al 1895 pubblica due libri e due opuscoli in versi, in cui perfino la zoppicante inventiva è espressione dell'allineamento a un orientamento estetico-ideologico; e in articoli sparsi, in particolare nel testo «Dois poetas», uscito nel 1894 sulla rivista di Oporto O Ideal, si preoccupa sempre di delimitare le periodizzazioni e di chiarire le valutazioni derivanti dalla sua adesione al decadentismo. Aveva già illustrato tale decadentismo in Flores Cinzentas (1893) e Os Esotéricos (1894); lo conferma subito dopo in A Harpa de Vanádio (1895), ma l'eccessivo debito nei confronti delle letture francesi e del mimetismo verso Eugénio de Castro – una specie di «brumelismo letterario di Coimbra» che un giorno attribuirà a un personaggio di un suo racconto – traspare ugualmente da quei libri e trova conferma nella svolta inconseguente verso il reviviscenza classicteggiante dello striminzito Amor Perfeito (1895). In questa fase, per lo meno, H. de Vasconcelos teneva una fitta corrispondenza con importanti figure della letteratura europea e curava la propria proiezione nel mondo franco-belga. Nel 1896 dà ancora alle stampe l'uno o l'altro poema (ad es. «A voz do mar», in Instituto, di Coimbra). Ma nel 1897 pubblica la prima raccolta in prosa, A Mentira Vital, costituita prevalentemente da brevi narrazioni, saggi di poema in prosa, digressioni impressioniste. Sebbene inquadrate da testi di critica e di rivendicazione programmatica che mirano a sostenere gli sforzi profusi fin dalla metà del decennio (su Novidades) per capeggiare una replica lusitana e vernacolare del romanzo di Moréas, tali narrazioni continuano a essere subordinate al bizantinismo della complessione artistica di fine secolo. Nel 1899-1900 collabora all'ultima rivista importante dell'esteticismo di fine secolo (l'Ave Azul, edita a Viseu) con le sue migliori narrazioni decadentiste («Vida e morte de Santa Afra», «O terror da Morte», «A Torre»). Nel nostro secolo si presenta come uno degli agenti della transizione post-queirosiana della prosa letteraria portoghese, assiduo sulla stampa durante il primo decennio con racconti che in seguito raccoglierà in volume e con fantasie mondane affini a quel «Juízo do ano», scettico ed edonista, con cui nel 1904, sotto lo pseudonimo di Abúndio Gomes, collabora a un Livro Proibido di «Profecias, farsas e sandices», coautori Fialho e Manuel Penteado. Contos Novos (1903), Flirts (1905) e Circe (1908) hanno fin da subito in comune l'esteticismo illustrato dall'atmosfera, dai protagonisti e dall'azione stessa dei racconti (cfr. soprattutto, nell'ultimo libro, «Irene» – l'Arte surroga la vita – e «Circe» – l'Arte trasmuta la vita), evolvendo talvolta tuttavia verso una ricezione decadentista e mondana del vitalismo di Nietzsche. Con una tecnica prevalentemente di racontage, la finzione narrativa di Vasconcelos somiglia a una versione portoghese di Jean Lorrain (più volte assunto a punto di riferimento di «modernità»). Il cosmopolitismo, l'«assaverismo» (come afferma in Contos Novos), l'umorismo blasé cercano di rispondere al fallimento passionale, al narcisismo nevrotico e all'horror vacui propri di personalità «sottili e complicate», «delicatamente perverse», «artificialmente rettificate» in un preteso, e pretenzioso, tramonto di civiltà.

Poesie

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