Biografia
Originario della casa dei visconti di Bruges e conti di Praia da Vitória, ha studiato a Coimbra, lasciando incompleti gli studi in Giurisprudenza. Fin da allora rivela che la sua vocazione era letteraria, unendosi agli animatori della rivista Ícaro. Nel 1917, la prima raccolta di poesie, Da Terra e do Mar, intraprendeva decisamente la strada dell'ultimo Lopes Vieira, che sarà sempre il suo maestro lirico e favorirà il suo secondo libro con una lettera-prefesa. Nel frattempo, l'accoglienza di quell'esordio fu segnata soprattutto dal caloroso plauso che ricevette da A. Sardinha, che in A Monarca lo considerava l'annuncio dell'afflusso generazionale alla «grande sintesi tradizionalista». Del resto, José Bruges era all'epoca redattore della rivista integralista A Tradição e rimase sempre fedele a quell'ideale, suggellando con diversi periodi di detenzione l'autenticità della sua militanza. Già a quel tempo tendeva alla collaborazione sparsa nella stampa portoghese e straniera; e manterrà questa inclinazione da pubblicista, sia su periodici politico-letterari (Ilustração, Contemporânea, Fradique, Bandarra), sia su giornali a grande diffusione, nazionali ed esteri (da A Noite, di Rio de Janeiro, al New York Times). Fino al 1922 pubblica fittamente raccolte di versi, peraltro di qualità claudicante: As Minhas Cantigas (1918), Missal do Amor (1919, con lo pseudonimo di José Lupi de Mena), Versos Fúteis (1920), Ophir (1921), Canções do Longe e do Perto (1922). Tra il 1928 e il 1930 ha vissuto in Canada e negli Stati Uniti, dove non ha perso l'occasione di tenere una conferenza sull'influenza di Poe nella letteratura portoghese. Più tardi ha vissuto a Parigi, per fare ritorno negli anni '40 a Lisbona e alla tertúlia nel caffè A Brasileira. Dopo aver pubblicato Baladas ao Vento (1929), collabora con poesie alla rivista Atlântico e con le cronache «Da cor do tempo...» sul Diário Popular; ma soprattutto raccoglie dal 1930 al 1945 poesie della maturità promessa, che escono intorno al 1950 in un superiore Memorial. Eserciterà funzioni consolari a Tangeri; ma, con il suicidio, pone presto fine alla nuova esperienza. Da Terra e do Mar offriva promettenti variazioni dei temi del neoromanticismo lusanista e, in particolare, della sensibilità francescana e della vibrazione politico-religiosa con motivi della storia patria (sotto il predominio delle Ilhas de Bruma, come ha visto A. M. Couto Viana). Subito As Minhas Cantigas facevano decadere tale ispirazione in un banale canto d'amore, che le quartine evocative di Coimbra non riscattano. Persino Ophir, dopo la deriva verso una nuova poesia di «svago e gentilezza», si solleva a fatica, grazie in parte alla tonalità personale che nel canto lamentoso comincia ad assumere la fenomenologia del tempo esistenziale (cfr. i sonetti «Horas», «Consolação», ecc.). Con i poesie «Ampulheta», «Hoje», «Pensamento», ecc., questa diventerà la grande tematica di Memorial, sotto un impulso mnemonico che dal titolo traboccava nel corpo di componimenti di discreto disincanto («Ilusões», «Canção», «Nem»). Memorial illustra la sponda lirica di una letteratura psicologista diffusa da Presença, da cui lo avvicina ancora la conciliazione della fedeltà alla poetica neoromantica («Poeta», «Post-scriptum»...) con la novità prosodica, ora scommettendo sulla contenzione epigrammatica, ora avanzando verso l'incoerenza tra metrica e sintassi, che conferisce efficacia e vigore a topoi antichi e alle forme tradizionali: si veda l'influsso francescano in «Benedicite», l'attesa della morte e l'allusivo romanzo «Por noite velha: truz, truz...», l'esclusivismo amoroso e questo spoglio «Poema»: «O teu silêncio cobre as vozes todas./Só ouço que não falas.../A tua ausência inunda o Universo/Só vejo que não estás...»
Poesie
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