❦
Diario d'Algeria
Vittorio Sereni
1947
❧

Diario d'Algeria

1947

Ahimè come ritorna

Ahimè come ritorna
sulla frondosa a mezzo luglio
collina d’Algeria
di te nell’alta erba riversa
non ingenua la voce
e nemmeno perversa
che l’afa lamenta
e la bocca feroce

ma rauca un poco e tenera soltanto...

Algeria

Eri prima una pena
che potevo guardarmi nelle mani
sempre dalla tua polvere più arse
per non sapere più d’altro soffrire.
Come mi frughi riaffiorata febbre
vu

che mi mancavi e nel perenne specchio
ora di me baleni
quali nel nero porto fanno il giorno
indicibili segni dalle navi

Dimitrios

Alla tenda s’accosta
il piccolo nemico
Dimitrios e mi sorprende,
d’uccello tenue strido
sul vetro del meriggio.
Non torce la bocca pura
la grazia che chiede pane,
non si vela di pianto
lo sguardo che fame e paura
stempera nel cielo d’infanzia.

È già lontano,
arguto mulinello
che s’annulla nell’afa,
Dimitrios – su lande avare
appena credibile, appena
vivo sussulto
di me, della mia vita
esitante sul mare.

Non sa più nulla, è alto sulle ali

Non sa più nulla, è alto sulle ali
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l’Europa
mentre la Nuova Armada
si presentava alla costa di Francia.

Ho risposto nel sonno: – È il vento,
il vento che fa musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se lo puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d’angeli, è la mia
sola musica e mi basta. –

Solo vera è l’estate e questa sua

Solo vera è l’estate e questa sua
luce che vi livella.
E ciascuno si trovi il sempreverde
albero, il cono d’ombra,
la lustrale acqua beata
e il ragnatelo tessuto di noia
sugli stagni malvagi
resti un sudario d’iridi. Laggiù
è la siepe labile? un alone
di rossa polvere,
ma sepolcrale il canto d’una torma
tedesca alla forza perduta.
Ora ogni fronda è muta
compatto il guscio d’oblio
perfetto il cerchio.

Saint-Cloud, agosto 1944

Spesso per viottoli tortuosi

Spesso per viottoli tortuosi
quelque part en Algérie
del luogo incerto
che il vento morde,
la tua pioggia il tuo sole
tutti in un punto
tra sterpi amari del più amaro filo
di ferro, spina senza rosa...
ma già un anno è passato,
è appena un sogno:
siamo tutti sommessi a ricordarlo.

Ride una larva chiara
dov’era la sentinella
e la collina
dei nostri spiriti assenti
deserta e immemorabile si vela.
❦ Diario d'Algeria · Vittorio Sereni · 1947
Libri