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Armonia in grigio et in silenzio
Corrado Govoni
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Armonia in grigio et in silenzio

– Ne la corte – Tre stracci ad asciugare

– Ne la corte – Tre stracci ad asciugare
sul muricciuolo accanto il rosmarino.
Una scala seduta. Un alveare
vedovo, su cui giuoca il mio micino.

Un orciuolo che à sete sul pozzale
di marmo scanalato da le funi.
Dei cocci gialli. Un vaso vuoto. Un fiale
che à vomitato. Dei fogliami bruni.

– Su le finestre – Un pettine sdentato
con due capelli come dei pistilli.
Un astuccio per cipria. Uno sventrato
guancialino di seta per gli spilli.

Una scatola di belletto. Un guanto
mencio. Un grande garofano appassito.
Una cicca. Una pagina in un canto
piegata, da chissà mai quale dito!

– Per l’aria – La docile campana
d’un convento di suore di clausura.
Una lunga monotonia di zana.
Un gallo. Una leggera incrinatura

di vento. Due rosse ventarole
cifrate. Delle nubi bianche. Un treno.
Un odore acutissimo di viole.
Un odore acutissimo di fieno.

Convento in miniatura

E una candida clausura
tutta allegra di tenera verzura,
con le stanzucce come un gineceo
di trine.

° E un piccolo convento silenzioso

in un viottolo erboso,
ricoperto d’un conopeo
di rose marzoline.

V’abitano tre suore
10° tutte tre de la stessa età,
nitide nitide come il fiore
de la loro castità.

Anno il loro giardino
pieno di dolci gigli;
ne la gabbiuzza tinta di turchino
ànno i loro bisbigli.

Nel corto dormitorio
tengono a capo del letto
la pila e il crocefisso d’avorio,
° il mingherlino cero benedetto.

I loro sguardi mesti
sembrano sguardi passati;
i loro ingenui gesti
sembrano imbalsamati.

? È un piccolo convento solitario
placido come un reliquiario
sopra i cui vetri s’animi un corteo
di sordine.

E una candida clausura
in miniatura,
simile a un monastero del museo
di beghine.

15. gabbiuzza: degli uccelli.
genarie»,

19. pila: vasca del lavan-
dino.
28. sordine: archi, raro nella forma femminile.

31-32. mu-

La siesta del micio

È sereno. Ogni cosa
sembra velata di fatica.
Il pomeriggio è in panna su l’antica
Certosa.

Nel marciapiede suonano i miei passi.
Si pensa quasi che l’azzurro crepiti.
Dei pugnali di sole tiepidi
feriscono il cuore dei tassi.

Sopra un tetto s’illuminan dei coppi.
De le finestre sono infiorate.
Il vento pettina le sue chiome arruffate
ne lunghi pettini dei pioppi.

De le campane d’un convento vicino
spennellan l’aria d’una loro festa.
Sul davanzale un bianco micio fa la siesta
a gambe a l’aria, come un maialino.

Musica per camera

La luce stanca si volatilizza
ne la camera per i vetri ermetici;
nei laghi de gli armadi si erborizza
un bel giardino con dei muri erpetici.

Una statuetta bronzea dramatizza
i suoi gesti che sembravan bisbetici;
l’avola del pastello sintetizza
su le sue gote un’orma di cosmetici.

Il giorno accende la sua saettia.
La stanza sensitiva come un fisico
esala tutto il suo cuore vecchio.

Singhiozza un organo di Barberia.
Il crepuscolo muore come un tisico.
L’ombra stagna la piaga de lo specchio.

From 1] FUOCHI D’ARTIFIZIO
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