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Annales
Giuliano Gramigna
1990
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Annales

1990

14 (le sentenze di Sibilla)

le parole impossibili dico da pronunciare
perché troppo grandi troppo scottanti veloci, troppo
in che bocca in che lingua?
Stavano dolci come stelle
che non sa maneggiare. Tutto l’anno
tutto il secolo a rilavorarle, col piede gonfio
il dito nel costato l’acqua non più dolce
che esce dal naso via portando
il seme mentale.
Sull’orlo prenatale sussiste
qualcosa che si formi in viscere si faccia aria
si faccia quel fruscio raso terra
della porta dell’office che s’apre
a fine estate sul giardino
e disperde le sentenze di Sibilla.

24 (primaria)

che sogno arriva al Bambino.
Un sogno che non chiude gli occhi.
Lei spalanca i ginocchi.
Penetra in mezzo alle cosce.
Non conosce che cosa sia.

Sfavilla d’oro di sudore
d’amore, venere primaria
mercenaria- medaglia di latte
e di piccole labbra
pulsatili. In dialetto infantile:
“È la donna del Baba”.

Appena arrivato fra i Gentili
segna ancor quest’annale.
Certo è cosa è cosa scrivere
senza persona grammaticale.

Quante cose rimaste fuori
dagli annali. Grandi bolle senza suono
zone bianche cruces censure.
Lui si riconosce per sottrazioni
- a malapena- per ciò che non fu redatto.
Nelle carte il Matto nelle sue carte lo spiffero
della porta rimasta aperta.
Quelle stanze di caserma
nel Quaranta per esempio che rintronano il passo,
ivi che sapere si squaderna?
o decalcomanie di rue Huchette...
Immense età vichiane
cieli perturbati e commossi! incerati
del 18 Piovoso: forse il Ventoso
con lacunari d’aria smossa
su in alto e intorno la Francia
primaria direi e da più lontano
da campi non di rose s’annera
un che, vapori d’inchiostro (...)

ha trovato l’idioma

ha trovato l’idioma
che lo fonda dove sprofonda
e non pappo e dindi -
il Bambino! sortito
di vulva e intirizzito
come mosè le petit; s’indioma
furibondo. “Che bocca parla
una lingua morta?” a fatica
articolando sulle cinque dita
la prima sillaba, in quel giubilo
gli si ricompone il corpo
spezzettato — oh per sempre impestato
di lingua, alla traversata del mare
della parlabilità.

Poesia provvisoria

Uno si domanda: Non l’ho scritta io
quella bella poesia che comincia
“La farfalla rade” o - l’ho soltanto sognato
di scriverla? Fra i fogli non trova
le parole così giuste tonde la frase legata
in una monda serenità.
Può accadere. Ma era così lucido
quel sogno di sognare scrittura
che ne resta una traccia
un vapore rappreso di jet o luna.
Questa cosa immatura o smarrita
come occupa la mente! e come 1] suo carco
ci ritarda... Ma chi ha spedito la parola
da tanto lontano quasi fosse una lettera
senza ironia in allegria dall’ Arco di Trionfo
per annunciare: massì è stata scritta
proprio da Un Te...

Da CORO
❦ Annales · Giuliano Gramigna · 1990
Libri