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Il poema del motore
Libero Altomare
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Il poema del motore

Sinfonia luminosa

Amo le luci sfrontate
che violentano la morbida Notte
ingemmata, che strappano
tutti i veli dei sogni fluttuanti nell’aria
de la Città assopita;
gli elettrici globuli
che irradiano l’insonnia
nelle sue vene torpide, le innumeri
pupille d’oro sanguinose e vigili
a illuminare i tesori
che ostenta, come una cortigiana,
prima di coricarsi

con un solenne russar
di orologi nascosti.
Ecco: le case
socchiudono le palpebre stridule
de le finestre
da cui traspare e guizza
qualche pupilla ostinata.
è

La Città che riposa, ebbra di sole,
pàlpita luce dai suoi mille cuori
e sgrana per le vie tentacolari
i suoi occulti, simbolici rosari.
— Il torrente di luce esulta e scroscia,
i fari della gioia o dell’angoscia
gridano, chiamano, provocano... —

Sono occhi diabolici in agguato,
esplosioni d’odio e di peccato
che staffilano l’anima
come parole amare,
scrosci di risa, squilli di fanfare;
mentre i fanali snelli ed eguali
si seguono monotoni
come i ritornelli
delle vecchie canzoni marinare.
E voci e suoni hanno
risuonanze fosforiche.
Veicoli erranti, squillanti s’attardano,
galòppano adorni di multicolori collane.
La luce s’effonde dilaga
con spasimi d’orgia:
dai variopinti ritrovi mondani
sprizzano i luminosi
echi delle ribalte.
La luce applaude sè stessa;
canta, sussurra, deride
la luna beghina
che biascica preci al suo sole.
❦ Il poema del motore · Libero Altomare
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