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Aminta
Torquato Tasso
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Aminta

Dall’ Aminta

Stimi dunque nemico
il monton de l’agnella?
de la giovenca il toro?
Stimi dunque nemico
il tortore a la fida tortorella?
Stimi dunque stagione
di nimicizia e d’ira
la dolce primavera,
ch’or allegra e ridente
riconsiglia ad amare
il mondo e gli animali
e gli uomini e le donne? e non t’accorgi
come tutte le cose
or sono innamorate
d’un amor pien di gioia e di salute?
Mira là quel colombo
con che dolce susurro lusingando
bacia la sua compagna.
Odi quell’usignuolo
che va di ramo in ramo
cantando: Io amo, io amo; e, se no ’l sai,
la biscia lascia il suo veleno e corre
cupida al suo amatore;
van le tigri in amore;
ama il leon superbo; e tu sol, fiera
più che tutte le fere,
albergo gli dineghi nel tuo petto.
Ma che dico leoni e tigri e serpi,
che pur han sentimento? amano ancora
gli alberi. Veder puoi con quanto affetto
e con quanti iterati abbracciamenti
la vite s’avviticchia al suo marito;
l’abete ama l’abete, il pino il pino,
l’orno per l’ orno e per la salce il salce
e l’un per l’altro faggio arde e sospira.
Quella quercia, che pare
sì ruvida e selvaggia,
sent’anch’ella il potere
de l’amoroso foco; e, se tu avessi
spirto e senso d’amore, intenderesti
i suoi muti sospiri. Or tu da meno
esser vuoi de le piante,
per non esser amante?
Cangia, cangia consiglio,
pazzarella che sei.
❦ Aminta · Torquato Tasso
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