Dall’ Aminta
Stimi dunque nemico
il monton de l’agnella?
de la giovenca il toro?
Stimi dunque nemico
il tortore a la fida tortorella?
Stimi dunque stagione
di nimicizia e d’ira
la dolce primavera,
ch’or allegra e ridente
riconsiglia ad amare
il mondo e gli animali
e gli uomini e le donne? e non t’accorgi
come tutte le cose
or sono innamorate
d’un amor pien di gioia e di salute?
Mira là quel colombo
con che dolce susurro lusingando
bacia la sua compagna.
Odi quell’usignuolo
che va di ramo in ramo
cantando: Io amo, io amo; e, se no ’l sai,
la biscia lascia il suo veleno e corre
cupida al suo amatore;
van le tigri in amore;
ama il leon superbo; e tu sol, fiera
più che tutte le fere,
albergo gli dineghi nel tuo petto.
Ma che dico leoni e tigri e serpi,
che pur han sentimento? amano ancora
gli alberi. Veder puoi con quanto affetto
e con quanti iterati abbracciamenti
la vite s’avviticchia al suo marito;
l’abete ama l’abete, il pino il pino,
l’orno per l’ orno e per la salce il salce
e l’un per l’altro faggio arde e sospira.
Quella quercia, che pare
sì ruvida e selvaggia,
sent’anch’ella il potere
de l’amoroso foco; e, se tu avessi
spirto e senso d’amore, intenderesti
i suoi muti sospiri. Or tu da meno
esser vuoi de le piante,
per non esser amante?
Cangia, cangia consiglio,
pazzarella che sei.
il monton de l’agnella?
de la giovenca il toro?
Stimi dunque nemico
il tortore a la fida tortorella?
Stimi dunque stagione
di nimicizia e d’ira
la dolce primavera,
ch’or allegra e ridente
riconsiglia ad amare
il mondo e gli animali
e gli uomini e le donne? e non t’accorgi
come tutte le cose
or sono innamorate
d’un amor pien di gioia e di salute?
Mira là quel colombo
con che dolce susurro lusingando
bacia la sua compagna.
Odi quell’usignuolo
che va di ramo in ramo
cantando: Io amo, io amo; e, se no ’l sai,
la biscia lascia il suo veleno e corre
cupida al suo amatore;
van le tigri in amore;
ama il leon superbo; e tu sol, fiera
più che tutte le fere,
albergo gli dineghi nel tuo petto.
Ma che dico leoni e tigri e serpi,
che pur han sentimento? amano ancora
gli alberi. Veder puoi con quanto affetto
e con quanti iterati abbracciamenti
la vite s’avviticchia al suo marito;
l’abete ama l’abete, il pino il pino,
l’orno per l’ orno e per la salce il salce
e l’un per l’altro faggio arde e sospira.
Quella quercia, che pare
sì ruvida e selvaggia,
sent’anch’ella il potere
de l’amoroso foco; e, se tu avessi
spirto e senso d’amore, intenderesti
i suoi muti sospiri. Or tu da meno
esser vuoi de le piante,
per non esser amante?
Cangia, cangia consiglio,
pazzarella che sei.