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Rime d'amore
Torquato Tasso
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Rime d'amore

Amarilli

Amarilli, s’io te miro,
miro il sol degli occhi miei:
tanto bella e vaga sei
ch’io per altra non sospiro.

Se tu ridi, il dolce riso
m’apre il ciel di primavera:
o sei cruda o lusinghiera,
sempre ho innanzi il tuo bel viso.
sento un’aura in mezzo aprile,
IO
sì soave, sì gentile,
che fa dolce il mio tormento.

Di nettare amoroso

Di nettare amoroso ebro la mente,
rapto fui, né so come, in chiusa chiostra,
e due belle d’Amor guerriere in giostra
vidi con l’arme ond’egli è sì possente;

vidi che in dolce arringo alteramente
fêr pria di lor beltà leggiadra mostra,
poi movendosi incontra ove s’innostra
la bocca si ferîr di bacio ardente.

Suonâr le labbra e vi restaro i segni
de’ colpi impressi. Amor, deh, perché a vóto
tant’arme e tai percosse usar da scherzo?

Provinsi in vera pugna e non si sdegni
scontro d’amante. Amor, me, tuo devoto,
opponi a Luna o fra le due fa’ terzo.

Io mi credea

Io mi credea sotto un leggiadro velo
trovar inerme e giovenetta donna,
tenera a’ prieghi, o pur in treccia e ’n gonna,
come era allor che parvi al sol di gelo:

ma, scoperto l’ardor ch’a pena io celo
e ’l possente desio ch’in me s’indonna,
s’indurò come suole alta colonna
o scoglio o selce al più turbato cielo.

E lei, d’un bel diaspro avvolta, io vidi
di Medusa mostrar l’aspetto e l’arme,
tal ch’i’ divenni pur gelato e roco;

e dir voleva, e non volea ritrarme,
mentre era fuori un sasso e dentro un foco:
spetrami, o donna, in prima, e poi m’ancidi.

Mentre Madonna

Mentre Madonna s’appoggiò pensosa
dopo i suoi lieti e volontari errori
al fiorito soggiorno, i dolci umori
depredò, susurrando, ape ingegnosa;

e ne’ labri nudria l’aura amorosa
al sol de gli occhi suoi perpetui fiori,
e volando a’ dolcissimi colori,
ella sugger pensò vermiglia rosa.

Ah, troppo bello error, troppo felice!
Quel ch’a l’ardente ed immortal desio
già tant’anni si nega, a lei pur lice.

Vile ape, Amor, cara mercé rapio:
che più ti resta, s’altri il mel n’elice,
da temprar il tuo assenzio e ’l dolor mio?

Tra ’l bianco viso

Tra ’l bianco viso e ’l molle e casto petto
veggio spirar la calda e bianca neve
e dolce e vaga, onde tra spazio breve
riman lo sguardo dal piacer astretto:

e, s’egli mai trapassa ad altro obietto
là dove lungo amore ei sugge e beve
e dove caro premio al fin si deve
ch’adempia le sue grazie e ’l mio diletto,

cupidamente or quinci riede or quindi
a rimirar come il natio candore
dal candor peregrin sia fatto adorno:

«E mandino a te» dico «Arabi ed Indi
pregiate conche e dal tuo novo onore
perdan le perle con loro dolce scorno».
❦ Rime d'amore · Torquato Tasso
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