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Avvento notturno
Mario Luzi
1940
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Avvento notturno

1940

Avorio

Parla il cipresso equinoziale, oscuro
e montuoso esulta il capriolo,
dentro le fonti rosse le criniere
dai baci adagio lavan le cavalle.
Giù da foreste vaporose immensi
alle eccelse città battono i fiumi
lungamente, si muovono in un sogno
affettuose vele verso Olimpia.
Correranno le intense vie d’Oriente
ventilate fanciulle e dai mercati
salmastri guarderanno ilari il mondo.
Ma dove attingerò io la mia vita
ora che il tremebondo amore è morto?
Violavano le rose l’orizzonte,
esitanti città stavano in cielo
asperse di giardini tormentosi,
la sua voce nell’aria era una roccia
deserta e incolmabile di fiori.

Vino e ocra

Più lucente là esorbita la stella
di passione, più amara sopra i fondachi
di perla in una nuvola acquiescente
la città dell’amata s’arrovella.

E ciascuno di voi sentitamente
solca il gelo d’un vento fatto inerme
alberi voi onde fu caro il marmo
nella serenità delle leggende.

Torna in cielo il sorriso, ma già eterna
la vedova di sé avvolge le tombe
per le campagne spente, un corno suona
le cacce sulle alture ove s’imperna

la luna. E voi tenere, voi auguste
essenze della vita! Nel tepore
dei lattici notturni esita il vento
cercandosi nel solco delle aduste

Orse d’un tempo. E là lungo invisibili
pianure e lo sfarzo dei torrenti
discorrono cavalli forsennati
e presso l’onda annusano le nuvole.
❦ Avvento notturno · Mario Luzi · 1940
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