Presso le porte Scee con Astianatte
fra i cedri pensierosi t’ho incontrato
immagine di me, immagine mia,
e in quant’altre città, spinta dal tempo
forse a significarmi;
subito rifuggita via nell’ombra
più volte, più volte per più secoli.
Lungo quant’altre mura ti ricordo
con i chiari fanciulli nel silenzio
della sera pei chiassi e le piazzole;
t’inchinavi a giuocare sostenuto
forse dal mio destino, sotto il fuoco
scuro della mia stella.
Sfuma l’acqua precipite i pendii,
più le siepi non ronzano e le more
si coprono di bruma. Tu devii
dalla tua ombra, a poco a poco è sera.
Vaghe, più vaghe errano dietro un velo
di polvere le vespe, i cani ansanti
e le viottole: l’aria intorno al melo
s’annebbia, un breve spirito trascorre.
I ruscelli profumano di miele
e di menta svanita sotto i ponti
minuscoli ove passi insieme al sole
ed ai lenti colori della vita.
Dietro i tuoi quieti passi che mi lasciano
qua seduto sull’argine nel bianco
splendore della polvere, che fugge,
che si stacca per sempre dal mio fianco?
La voce dei pastori nelle gole
dei monti si raggela, dalla selva
esce fumo e si tinge di viola,
le mei vesti si velano di brina.
From QUADERNO GOTICO
Ma i tuoi capelli blu dimenticati
al fuoco dei riflessi lungo i vetri rotanti,
la tua immagine fredda dagli occhi nichelati!
ripetuta dai fari sconsolanti!
Si sperde propagato dalle bianche pareti
della sera il tuo sguardo di chimera?
il tuo sguardo incostante riacceso dagli inquieti
chiarori delle spiove d’un’altra primavera:
io ricordo nell’aria l’occhio inerme
della luna e un brio pallido d’ulivi,
urv’iride addolcita dallo sguardo dell’erme
deposta sopra il vento triste per i declivi;
la forma del silenzio e d’una rosa
nel cielo senza occaso,
un viso ch’’evitando di piangere riposa
della sua vita restituita al caso.
Sfigurata ora penetra una lancia
celeste lungo i portici fuggiaschi,
i cavalli di febbre nel baglior dell’arancia
trascorrono scabrosi verso i lenti piovaschi.
❦
Un brindisi · Mario Luzi · 1936
Libri