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Il falso e vero verde
Salvatore Quasimodo
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Il falso e vero verde

Ai quindici di piazzale loreto

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
° Gasparini? Foglie d’un albero

di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti ?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
1° nell’ora dei moschetti. Sulle spalle

le vostre piaghe di piombo ci umiliano:
troppo tempo passò. Ricade-morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe;
la morte non dà ombra quando è vita.

Vicino a una torre saracena, per il fratello morto

To stavo ad una chiara
conchiglia del mio mare
e nel suono lontano udivo cuori
crescere con me, battere
° uguale età. Di dèi o di bestie, timidi

o diavoli: favole avverse della
mente. Forse le attente
morse delle tagliole
cupe per volpi lupi
iene, sotto la luna a vela lacera
scattarono per noi,
cuori di viole delicate, cuori
di fiori itti. non dovevano crescere
e scendere dal suono: il tuono tetro
‘5 su dall’arcobaleno d’aria e pietra

all’orecchio del mare rombava una
infanzia errata, eredità di sogni

a rovescio, alla terra di misure
astratte, dove ogni cosa
20 è più forte dell’uomo.
❦ Il falso e vero verde · Salvatore Quasimodo
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