Vicino a una torre saracena, per il fratello morto

To stavo ad una chiara
conchiglia del mio mare
e nel suono lontano udivo cuori
crescere con me, battere
° uguale età. Di dèi o di bestie, timidi

o diavoli: favole avverse della
mente. Forse le attente
morse delle tagliole
cupe per volpi lupi
iene, sotto la luna a vela lacera
scattarono per noi,
cuori di viole delicate, cuori
di fiori itti. non dovevano crescere
e scendere dal suono: il tuono tetro
‘5 su dall’arcobaleno d’aria e pietra

all’orecchio del mare rombava una
infanzia errata, eredità di sogni

a rovescio, alla terra di misure
astratte, dove ogni cosa
20 è più forte dell’uomo.
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