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Il nastro di Moebius
Luciano Erba
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Il nastro di Moebius

Epifania

C’è in questo cielo di gennaio
della dodicesima notte
un’infinita pazienza
non nascono domande
non occorre alzare gli occhi allo zenith
e non fa differenza seguire
la linea dei camini sui tetti
o lungo il granito dei muri
vedere, non vedere
tanto passare di umane ombre nere.

La seconda casa

Mi hai perso e anche tu e anche tu
FP Gb Y
Fanny Gladys Yvonne
mi hai perso vi ho perso ci siamo
in gran numero persi. Nomi indirizzi
andavo alla posta in calzoni di tweed
iniziali, che non dicono più niente a nessuno.
Incise su quale scorza?
in memoriam
intagliare un sambuco o una robinia?
sul terrapieno della ferrovia
per sentire qualcosa di nuovo
prendere la testa tutta quanta
nella gran mano nilotica?
di uomo che conta i suoi giorni
in questo emisfero o nell’altro
dare un calcio alla stufa di ghisa
bassa e panciuta, poi
uscendo dalla baracca di legno
sedere dove i cespugli un po’ingialliti
il treno non può essere lontano
scendono a una riva d’oriente
ma non è questo il punto, se
se messo a letto da pietose mani
femminili anellate coniugali
attendo l’alba
il viso il più cancellato possibile
nella città opportuna, in una casa
di maniglie d’ottone e porte bianche
se già qui navigo come in un astratto asteroide
ibernando nel dopo.
❦ Il nastro di Moebius · Luciano Erba
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