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Il prato più verde
Luciano Erba
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Il prato più verde

Gli anni quaranta

Sembrava tutto possibile
lasciarsi dietro le curve
con un supremo colpo di freno
galoppare in piedi sulla sella
altre superbe cose
più nobili prospere cose
apparivano all’altezza degli occhi.
Ora gli anni volgono veloci
per cieli senza presagi
ti svegli da azzurre trapunte
in una stanza di mobili a specchiera
studi le coincidenze dei treni
passi una soglia fiorita di salvia rossa
leggi «Salve» sullo zerbino
poi esci in maniche di camicia
ad agitare l’insalata nel tovagliolo.
La linea della vita
deriva tace s’impunta
scavalca sfila
tra i pallidi monti degli dei.

Le giovani coppie

Le giovani coppie del dopoguerra
pranzavano in spazi triangolari
in appartamenti vicini alla fiera
i vetri avevano cerchi alle tendine
i mobili erano lineari, con pochi libri
l’invitato che aveva portato del chianti
bevevamo in bicchieri di vetro verde
era il primo siciliano della mia vita
noi eravamo il suo modello di sviluppo.

Perché non io

perché non 10 lungo lo stradale
almeno fino al passaggio a livello
tra i lillà delle ville
della valle del Tanaro
le mie figlie per mano
le scarpe bianche di cuoio
la cintura al buco più largo
perché non io
dopopranzo la sera

Sette e mezzo

Probabile che tra le sette e le otto
di sera di luglio o d’agosto
ragazzi tra i sette e otto anni
possano capire qualcosa
di questo mondo o dell’altro
giocando in giardini dove crescano
alberi a foglie grigie e bacche rosse...
Se mi è capitato? tanto
non avrei saputo che potevo capire
ed ora? ho capito che non posso sapere.
Da L’IPPOPOTAMO
❦ Il prato più verde · Luciano Erba
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