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L’ipotesi circense
Luciano Erba
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L’ipotesi circense

A scuola di sguardo

Le stanghette sono molli e sbilenche
le lenti opache e graffite
a fatica si legge il giornale
se ne vale la pena.
Certi occhiali, ecco il punto,
non sono fatti per vedere
ma per essere visti
sono quelli caduti in una rissa, o
in un cassetto il pince-nez di mio nonno
(1 miei li misi al ginnasio
non leggevo le minuscole greche)
addirittura vi sono occhiali che parlano
quelli a mucchi dei campi di sterminio
quelli della nuotatrice, su uno scoglio.

Dasein

L’essere perentorio (Dasein?)
del tappeto o di un listello di parquet
mi fa un poco pensare al nulla
quasi stessi leggendo, anzi, assai meglio
i detti di un saggio tibetano:
un nulla di pelle, direi un brivido
che fa chiudere gli occhi, per vedere
su creste e cornici di monte
andare come se non andassero i treni,
o me stesso con un cappello di paglia
che pedalo diretto al mercato
in sella a una bicicletta di donna:
una strada un po’ bianca un po’ piana
esserci, allora?

Questi ultimi anni

Questi ultimi anni avuti in premio
hanno a volte il gusto un poco sfatto
di certe scatolette di tonno
che si mangiano ai bordi di un torrente
sull’erba corta, dopo una camminata:
il vino è fresco
la bottiglia tra sassi e corrente.

Senza bussola

Secondo Darwin avrei dovuto essere eliminato
secondo Malthus neppure essere nato
secondo Lombroso finirò comunque male
e non sto a dire di Marx, io, petit bourgeois,
scappare, dunque, scappare
in avanti in dietro di fianco
(così nel quaranta quando tutti) ma
permangono personali perplessità
sono a est della mia ferita
o a sud della mia morte?

Suite ferroviaria

Siepe di robinia
che segui la strada ferrata
ti lascio i miei pensieri
sulle tue foglie verdi, sottili.
Sul treno che mi portava veloce
a quest’ora del tramonto
pensavo al mio destino
povero, meraviglioso
al cammino
che non so se farò.
Ma mi accompagna il tuo verde filare, ora
lo guardo
e la campagna stanca:
così spesso fuggono
sogni e visioni del mio viaggiare.

Leggevo negli occhi dei famuli
il mio destino la mia certa condanna
andavo in montagna
scarponi e paltò
volevo fuggire
l’Italia e Salò.

Sei nel Giura e guardi dal treno
il convento in mezzo agli abeti
chi è in preghiera? la suora toriera
o il ragazzo che va alla frontiera?

Da NELLA TERRA DI MEZZO
❦ L’ipotesi circense · Luciano Erba
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