Però se gli dicessi
Brevi ordinate parole — lasciami
Andare a Roma ti giuro che torno
E a nuovi pesi
Non dubitare non temere chinerò
Il capo entrando al barile di chiodi
Io pure e rotolando e le palpebre
Al sole a punture di vespe cosparso di miele
Offrendo e nei supplizi
Cantando prigioniero tuo e usignolo:
Pur che mi lasci ma ti giuro che torno
Cosa mai vuoi che sia appena un giorno
E certe notti un pensiero:
Non sanno non sanno che tu
Resisti infinito infinita
Pazienza del cuor-di-gesù:
Mio tra crescermi e dormienza?
Pulviscolo d’onnipresenza?
Non nato imprendibile spacco?
Tra esserci ancora e mai più:
Di crinale in crinale
Estranei regni a un minimo volare
Bruciare alla speranza
Breve lume, nuda stanza
Steso davanti alla sua tomba—sì
Tepore della pioggia e nessuno
Che gli venisse alla mente
Venirmi a cercare là:
Requie eterna tornare a dormirti insieme
Via di salvezza ma a chi e quale dove
lo fructus ventris tui io che di te
Unicamente persisto
II
Lasciàtimi stare!
Lasciàtimi!
Dieci cavalli bianchi
Per l’anima immortale!
Bello se a far gran bene
Si troverà il mentire
Benché quelli infierendo
A torchiarvi — e voi là
Inchiodato al giaciglio dei tormenti.
Ma un ridere, un ridere, sì mi ricordo
Dieci cavalli bianchi rispondendo:
O voi distorte braccia e ligamenti
Straziati òmeri e cosce
Legni taglienti
Da ERESIA DELLA SERA
Nella taverna venerdì sera boati
Di birra e scomposte risa e poi cori di silenzio
Partiti dalla sobria lettura del proclama
Sulla patria divisa
Di lei caducamente già bambina
In lei che morde stretto e si disama —
Stessa crudezza di lacrime
Nel sonno di tarda mattina
Spinosa nella breve
Stretta cucina mentre
S’adopera a fornelli e pattumiera
I nudi anni ben scritti
In faccia e un po’ spazientendo
Con l’altra verde virgulto
Nella usuale loquela
Ma in vaga lingua strana invece a lui
Rivolta ove un vibrare di cicala
Annuncia qualcuno là
Per le scale alla porta con quanta
Notizia che sia pure fugaci ore
Ha un uomo in casa vai tu gli comanda
Apri
Sola speranza oh lieve
che di noi fa la vita trasmutarsi
Senza sole disfarsi come neve
Viltà tepore fuoco di cui arsi
❦
Fortezza · Giovanni Giudici
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