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Versi guerrieri e amorosi
Giovanni Raboni
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Versi guerrieri e amorosi

Lo chiamavano, credo, fronte

Lo chiamavano, credo, fronte interno
far la fila per ore per avere
quattro patate congelate e nere
e stare senza fuoco in pieno inverno

e non sognare che patate vere
e fuoco acceso e in un orrore alterno
cucire con il filo dell’inferno
i brandelli di insulse primavere

così che scampo o tregua non discerno
al cuore fuso a quelle perse cere
se adesso per allora le leggere
tue mani al fuoco non fanno schermo.
Da OGNI TERZO PENSIERO

Non facevano fumo

Non facevano fumo né rumore
nei piazzali ghiacciati le corriere
degli sfollati in quelle bianche sere
di prima guerra e d’antico dolore

fagocitando e cancellando a schiere
i silenziosi corpi traghettanti
e negando anche il suono ai mille pianti
pagati all’invisibile nocchiere

finché infine in un tempo che non fa
mestiere d’abbandoni e di tormenti
sia il colore che l’audio non inventi
il marchingegno della tua pietà.

Non stava a noi risolvere

Non stava a noi risolvere
il rebus della cena
scaraventando in scena
le sostitute povere

delle pietanze a poca
luce d’acetilene
o abbreviando le pene
gutturali dell’oca

ma essere personaggi
di quella storia, perdere
proprio quella partita

quando per contumacia
di te s’era smarrita
in un forno la vita.
❦ Versi guerrieri e amorosi · Giovanni Raboni
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