Era un signore bello e meraviglioso.
Vicino a lui non si poteva stare sempre sempre, bensì mai.
Lui, il Lontano, viveva dispettoso con la sua famiglia, in un
altro luogo.
Era un signore andato via.
A lei qui rimasta tantissimo mancava.
La traccia da lui lasciata segnava ovunque intorno a lei l’aria.
Come un quadro spostato per sempre segna la parete.
Alla finestra di una casa una signora aspettava sempre un
signore che non arrivava.
E allora perché lo aspettava?
Perché la signora non lo sapeva che il signore non arrivava.
Questo lo sappiamo noi, non lei.
Certuni non ascoltano gli uccelli nuovamente anche quest’
anno cantare, quel signore sì.
Allora perché con lui non costruire un nuovo più benfatto
nido con rametti fili d’erba piume più un lettino?
Da un letto lontano lontano con tutta la migliore sestessa
buonanotte gli augurava.
C’era la luna?
Oh sì la luna e anche mille stelle, più fronde degli alberi e le
addormentate acque, con tutto tutto buonanotte gli augurava.
E il signore sentiva?
Sì, il signore piano piano sentiva, mentre si addormentava.
Chinatosi, qualcosa da terra raccoglieva.
Che cosa?
Credo una foglia, oh no era una microscopica bambina.
Bambina?
Sì lunga come i millimetri e tutta accolta in una colorata vestina.
E dopo averla raccolta?
Dopo la cullò, come il vento una fogliolina.
’
Era un signore come un cielo gentile, gentilmente col suo
gentile cuore la guardava.
E intanto la vita?
Intanto la vita persempre persempre se ne andava, intanto
la vita come una bella vela quasi era sparita.
Un signore qualche volta andava in fondo al mare a vedere
i diversissimi pesci che È passavano.
I pesci si accorgevano?
Sì, 1 pesci guardavano il signore e anche dopo che era uscito
dal mare, anche dopo tanti anni, se lo ricordavano.
Si era un po’ allontanato come un nave.
Una nave in fondo in fondo al mare? non si vedeva più?
No, un poco ancora si vedeva: la bella vela che emozionava
Tremava visibile laggiù.
Completamente inebriato, quel fiorellino annusava quel
signore.
Fra un signore profumato.
SÌ, era un signore come un prato.
Nevicava tanto, una signora voleva tanto bene a un signore.
La neve si posava nella città, il bene della signora si posava
sul signore.
*
Nevicava di giorno e di notte, di giorno e di notte la signora
voleva bene al signore.
La città e il signore, semisommersi, subivano la neve e il bene
immobili, aspettavano la primavera.
Da POESIE DANDO DEL LEI
*
Il mio Dottore è sparito
tra Ponente e Levante
Io mi affaccio e lo cerco e lo chiamo
come un amante.
*
Quando spuntano
i Suoi sorrisi
diventano felici
le mie radici.
*
Millissimi uccellini
Io Le mando!
Ma Lei apra in tempo la finestra
mi raccomando.
*
Caro Dottore
dentro il Suo cuore
c’è una barchetta
mi porti lontano
La prego Dottore
anche solo un’oretta
poi ritorniamo.
*
Lontanissime vacanze
erano incominciate.
In opposti luoghi ubicati
guardavano i bellissimi mari
e le alte montagne
separati.
*
Per il Suo compleanno
le regalo in pacchetto
un mio guarito difetto
da buttare
in fondo al mare
Lei con sapienza mi ha curata
sono la Sua Vivian
quasi risanata.
*
Dalle nostre finestre
vediamo una magnolia vero?
Che sia per entrambi la stessa, fingo
e di guardarne, con Lei accanto, i rami
i nidi il lucido colore
e una mattina di annunciarLe
il primo fiore
*
Sa,
il mio cane è diventato vecchino
finisce a fatica
il giro del giardino.
*
Nell’orto sui rami
i merli si lanciano richiami
La prego anche Lei tra le foglie
sottovoce un po’ mi chiami.
❦
Il signore d'oro · Vivian Lamarque · 1986
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