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Un passo, un altro passo
Carlo Betocchi
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Un passo, un altro passo

A cuci e scuci

Alla pari di me, tetto avvampato dal caldo,
e dei miei limiti brevi, e breve percorso,
tu tra la doccia ed il culmine, irsuto mio tetto,
lento t’arrampichi, persisti, resti: e lasci
” che parli il cielo, di là da te, per te.

Poi, quando l’ora scottante trapassa, sopra
le buie parole ed il tanfo della solita
vita che tu proteggi, respiri quel poco
che ti dà pace. Questo tu esprimi col tuo
1° silenzio. Vorrei che così fossero i miei versi.

Non sei contento del possesso dei giorni?

Non sei contento del possesso dei giorni?
Temi di perderlo? Credi d’esser da più
di ciò che sempre muta e viene disfatto?
Non ti basta quel po’ di sole che ancora
investe il tuo corpo che invecchia? Guarda,
stamani disfano il tetto della casa di fronte.
Mettono a nudo i correnti, ch’erano marci.
Li mutano. E intanto ripiove. Lesti li ricoprono,
con le tegole vecchie. E i coppi restano,
a mucchi, sul colmigno. E subito il sole
che torna luccica sulle tegole ignude,
e tu ti senti in cuore un di più che ti strugge
– vergógnati – d’amore per te, mentre in cielo
rulla un tamburo lontanissimo, azzurro,
per la tua libertà, che è un grido che vola.
❦ Un passo, un altro passo · Carlo Betocchi
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