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Verità di uno
Diego Valeri
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Verità di uno

Davìd morente

Un nero vento di settentrione
con crude fitte di gelo
m’inchioda le ginocchia.
Eppure è estate ancora,
e l’aria sul mio volto è ferma.
Fate che la fanciulla bianca
mi copra col suo corpo,
mi sciolga i piedi col tepore
del petto che dolce respira.

Signore, questa è la mia fine. Ma
la mia vita, che era, che fu?
Vedo soltanto il nembo di fuoco
in cui scaglio il mio sasso di fionda,
e la nube è spaccata e n’esce un fiume
di sangue. Forse nel sangue è la mia gloria?...

Perché piange, ora, il mio Re?
Seduto al rivo che fuggendo canta,
il mio Re piange sul distrutto esercito.
L’arpa, ecco, gli risponde vibrando:
ne cadono tre note come lagrime.
Signore, questa è la mia fine.

Le armi, i cavalli, le trombe...
Non so più... So che un giorno ho danzato
davanti all’Arca santa,
e Micol mi guardava muta
con occhi duri come castagne secche.
Ma Betsabea, nella notte dolce,
splendeva nuda come la luna,
spandeva odore di rosa notturna.

Signore, questa è la mia fine.
La mia fine è in pensieri d’amore.
❦ Verità di uno · Diego Valeri
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