Al tempo delle vigne
carica di furore ai nostri occhi
si scopriva la terra e nelle mani
ancora al gesto acerbe e serene.
Si torceva alle giunture
sotto il peso del fiore
la pianta del fico dolente.
Infanzia gridata dagli uccelli
ti cacciava la sete a gola aperta
a piedi nudi sulle crete
il passo lesto all’insidia delle serpi.
Eri dritta e felice
Sulla porta che il vento
Apriva alla campagna.
Intrisa di luce
Stavi ferma nel giorno,
Al tempo delle vespe d’oro
Quando al sambuco
Si fanno dolci le midolla.
Allora s’andava scalzi
Per i fossi, si misurava l’ardore
Del sole dalle impronte
Lasciate sui sassi.
Faceva piena nei canali
la sera fiorita di eriche
e cresceva fino a toccarti il piede.
Chiamavi l’ultima luce
” all’inganno della fonte e la rondine,
il petto molle dei primi
voli sugli orzi, ti garriva
nelle vesti.
I fanciulli battono le monete rosse
Contro il muro. (Cadono distanti
Per terra con dolce rumore.) Gridano
A squarciagola in un fuoco di guerra.
Si scambiano motti superbi
E dolcissime ingiurie. La sera
Incendia le fronti, infuria i capelli.
Sulle selci calda è come sangue.
Il piazzale torna calmo.
Una moneta battuta si posa
Vicino all’altra alla misura di un palmo.
Il fanciullo preme sulla terra
La sua mano vittoriosa.
La luna sanguina alle corna, mite
Settembre torna ai davanzali.
Ai davanzali una voce balbetta:
Luna, luna nova
chi ti cerca non ti trova
chi ti trova non ti aspetta.
Luna mia alta dove
è il gatto riverso che si spulcia?
Io non lo cerco altrove, luna
amorosa. Bruciano
gli occhi al buio, brucia
la tuberosa di settembre luna
sempre dolorosa.
Forse ha battuto più forte
Il tuo cuore dei tacchi del lanciere.
Ti ritorna il frastuono in un odore
Di capelli, i giorni belli
Al moto biondo della Mosa.
Sbiadiscono nella caligine
La strada del borgo, le scritte
Straniere delle insegne, i campi
Dietro le palafitte.
Tu ne ritrovi la traccia
E da uno sbuffo di vapore
Avanza la cara figura d’amore
Quei dolci tacchi battuti sul cuore
E l’ombra calda sulla faccia.
Trascina il vento della sera
Attaccate agli ombrelli a colore
Le piccole fioraie
Che strillano gaie nelle maglie.
Come rondini alle grondaie
Resteranno sospese nell’aria
Le venditrici di dalie
Ora che il vento della sera
Gonfia gli ombrelli a mongolfiera.
Sulla collina
io certo vidi le Muse
appollaiate tra le foglie.
Io vidi allora le Muse
tra le foglie larghe delle querce
mangiare ghiande e coccole.
Vidi le Muse su una quercia
secolare che gracchiavano.
Meravigliato il mio cuore
chiesi al mio cuore meravigliato
io dissi al mio cuore la meraviglia.
Muore il ragazzo un poco
ogni giorno per giuoco.
Per giuoco morde invano
il cavo della mano.
Trascorre le vacanze ebbro
tra i maceri cespi di papaveri
steso sul letto per noia
e diletto a guardare le travi.
Ma lo stornano ombre
solitarie nel cielo della stanza,
labili ombre passeggere
sul soffitto. È l’ariete
che batte ostinato le corna
a capofitto nella quiete.
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Vidi le muse · Leonardo Sinisgalli
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