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Aprire
Antonio Porta
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Aprire

Aprire (1, 2, 3)

I

Dietro la porta nulla, dietro la tenda,
l’impronta impressa sulla parete, sotto,
l’auto, la finestra, si ferma, dietro la tenda,
un vento che la scuote, sul soffitto nero
una macchia più oscura, impronta della mano,
alzandosi si è appoggiato, nulla, premendo,
un fazzoletto di seta, il lampadario oscilla,
un nodo, la luce, macchia d’inchiostro,
sul pavimento, sopra la tenda, la paglietta che raschia,
sul pavimento gocce di sudore, alzandosi,
la macchia non scompare, dietro la tenda,
la seta nera del fazzoletto, luccica nella mano,
sulla poltrona un nodo di seta, luccica,
ferita, ora il sangue sulla parete,
la seta del fazzoletto agita una mano.

II

Le calze infila, nere, e sfila, con i denti,
la spaccata, il doppio salto, in un istante, la calzamaglia,
all’indietro, capriola, poi la spaccata, i seni
premono il pavimento, dietro i capelli, dietro la porta,
non c’è, c’è il salto all’indietro, le cuciture,
l’impronta della mano, all’indietro, sul soffitto,
la ruota, delle gambe e delle braccia, di fianco,
dei seni, gli occhi, bianchi, contro il soffitto,
dietro la porta, calze di seta appese, la capriola.

III

Perché la tenda scuote, si è alzato,
il vento, nello spiraglio la luce, il buio,
dietro la tenda c’è, la notte, il giorno,
nei canali le barche, in gruppo, i quieti canali,
navigano, cariche di sabbia, sotto i ponti,
è mattina, il ferro dei passi, remi e motori,
i passi sulla sabbia, il vento sulla sabbia,
le tende sollevano i lembi, perché è notte,
giorno di vento, di pioggia sul mare,
dietro la porta il mare, la tenda si riempie di sabbia,
di calze, di pioggia, appese, sporche di sangue.

From I RAPPORTI

Dialogo con Herz

“Fui preso dal terrore divenendo lepre
e accettare, poi, entrò nelle abitudini.
“Fosse vero potrei uccidermi. “Quale è
il destino delle lepri?” “La morte semplice.
“Mi possedeva una paura rivoltante, squittivo,
di notte, e brucavo le foglie, di cavolo
e di tabacco. D’inverno consumai le riserve.

“Non voglio divenire lepre, ma uccello
e impigliarmi tra le spine. “La lepre muore
di freddo, di fame, di vecchiaia o fucilata.
Basta agli uccelli, spesso, un forte
vento notturno, tramontana? tra le anitre
congelate. “Herz, disse sulla terrazza,
‘verremo risucchiati da una grondaia in un giorno
di pioggia, emblema di violenze.

“Desideravo da tempo muovermi
tra gli alberi: divenire uccello e nel
fogliame estivo scoprire il cunicolo,
giungere al fondamento. “Toccare le radici
e leccare sostanze nutritive. “La vecchia
abbaia, hai detto, “e lo scemo ha urtato
il muro, con la ruota. Stizzito solleva
la maschera dalle pietre e ricade nell’incertezza
di un universo in furioso divenire.

“Scivolo nuotando tra alghe pericolose.
Affondo in fitte vegetazioni, ricoperto
di formiche e di foglie. Mastico piume,
è quasi la conoscenza: con la luce
del giorno tra le fessure e la polvere
che si alza in un formicolìo di protezione
e di salvezza.

Per i capelli ci afferra il vento, è vero,
dietro la nuvola si arresta un cielo specchiante:
nell’ombra maculata? lo raggiunge la voce di Herz.
La sera, in terrazza, continuarono, felici:
“Avrà mai fine l’arbitrio del giorno e della notte?”?

1960-1961
❦ Aprire · Antonio Porta
Libri