❦
Carbones
Michele Sovente
❧

Carbones

...Poi gli arabeschi

...poi gli arabeschi, le antenne, i voli
si avvicendano nei giorni soli
di settembre, è appena sbollita
la smania di inseguire ragazze
dense di odori al tramonto, piena
appare la scena di assoli
che un attempato attore immagina
di stare ancora calcando. È blu
dopotutto il colore delle persiane da cui
tanta vita si è vista correre
per le strade. Di ciò che fu
cocciutamente vagheggiato e di cui nulla
o quasi è accaduto
cosa si dirà poi?

Quell’inverno

Quell’inverno del Cinquantasei
tanta fu la neve che nessuno
per giorni interi uscì di casa.
Presenza assoluta la neve
che ogni altra cosa annullava.
Fra le domestiche mura
il freddo sempre più andava
crescendo. Scarseggiava
il carbone. Quel poco che ogni
famiglia aveva ben presto
cenere si fece. L’unica
carbonaia del paese fu presa
d’assalto. D’un soffio le scorte
finirono. Cadeva la neve
cadeva. I corpi in silenzio
intirizzirono. Nei sogni soltanto
contro la morte
i carboni scintillavano.

Rimane — che rimane?

Rimane - che rimane? - nella coda
il veleno nel corpo rimane
per mesi la traccia di dolore
per anni, è la cecità dei venti
ciò che dipinge l’anima
e rimane - che rimane? -
in una folla di volti
e di figure un volto solo
rimane una sola figura.
❦ Carbones · Michele Sovente
Libri