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Stagioni
Giuseppe Conte
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Stagioni

Inverno

Se la neve fa gli alberi di cenere
quando il buio precipita, se il mare
è sbiadito di nebbie, irriconoscibile
e cercano gli alati un riparo
sotto la siepe smagrita, o dove
la sabbia della spiaggia finge un tepore
contro i maestrali

quando il gelo fa friabili le foglie
sopravvissute, e baca sullo stelo
l’ultimo fiore di geranio
e sul sentiero bianco più che di sale
le tue orme ti seguono

non voltarti: è il mondo delle ombre
il mio inverno,
il regno rado, eterno
della non-esistenza, il confine della luce.
Non voltarti: c’è un frutto, c’è un ricordo
il cui sapore sempre riconduce
quaggiù.

La cavalletta sulle scale

Non fu empio il mio piede: si fermò
in tempo per non cancellarti, cavalletta.
Non so da che cosa ti avvertii:
so che passò la fretta di rientrare

a casa: e mi curvai a guardarti:
eri regale, delicata, assente
come nessuna donna è: muta
come un monile, ma insistente
tentavi lo scalino troppo alto
per te. Ti avvicinavi con delle zampe
che parevano passive, meccaniche, tanto
erano scintillanti e filiformi, e cominciavi

di sbieco la risalita, con una specie
di fatica, di impassibile
tremore. Più lunga e magra del mio
indice e chiara, color avorio, è

possibile? Salivi e poi tornavi
giù, padrona appena dei tuoi movimenti;
e io sempre più curvo fino a guardarti
negli occhi lucenti, nerissimi.

Eri forse così vecchia, o l’autunno
iniziava a poggiare su di te
la sua mano che fa freddi,
fragili? Ma perché volevi salire

quello scalino, perché ti affaticavi per
raggiungere la cima, dove c’è
la mia casa, e perché mi hai fermato,
per dire cosa?

La vite del Canada

Nel giardino di sempreverdi, tu sola porti
le accese, crollanti insegne dell’autunno
al cielo: sei rossa come il sole dei tramonti
ed è veloce il tuo sfacelo.

Risali i cipressi, ti aggrappi alle spalliere
d’edera, abbracci il giovane ulivo:
loro non cambiano, non cadono, sei
tu condannata: resterà vivo

il giardino senza di te: i tuoi acini
scuri, secchi, impolverati
non giungeranno mai alla gioia del vino.
Così accadrà anche di noi.

Rimarrà tutto come prima
quando noi sanguinando ce ne andremo
e anche sognare, allora lo sapremo
che non vale, che è vano, vite del
❦ Stagioni · Giuseppe Conte
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