Se la neve fa gli alberi di cenere
quando il buio precipita, se il mare
è sbiadito di nebbie, irriconoscibile
e cercano gli alati un riparo
sotto la siepe smagrita, o dove
la sabbia della spiaggia finge un tepore
contro i maestrali

quando il gelo fa friabili le foglie
sopravvissute, e baca sullo stelo
l’ultimo fiore di geranio
e sul sentiero bianco più che di sale
le tue orme ti seguono

non voltarti: è il mondo delle ombre
il mio inverno,
il regno rado, eterno
della non-esistenza, il confine della luce.
Non voltarti: c’è un frutto, c’è un ricordo
il cui sapore sempre riconduce
quaggiù.
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