È morta
Atrocemente. Ella agitò pei lini
Le sue nobili forme; una fatica
Disperata divenne il suo respiro;
Come di cosa che si ferma, il metro
Sempre più lento era del core; volle
Mettere un grido; aprì gli occhi; la lampa
Spegneasi allora con guizzo supremo;
Ed ella vide l’ombra de la morte
Passar su la parete. — Al vïatore
Che vaga per alcuna isola greca,
Mezzo tra i fiori e l’eriche nascosa
Appar talvolta, giovinetta eterna,
Una ninfa di Fidia. E sì lo vince
La leggiadria de le scolpite membra
Da spasimar qual di fanciulla viva.
Le siede presso, la contempla e quasi
Arde, le parla, la desia: ma passa
Pur non di meno il venticel che spira
Da Giacinto o da Scio, senza che un solo
Riccio si mova sul marmoreo fronte
De la bella di Paro. E tal giacevi,
Misera Elisa, in mezzo a lo scompiglio
De le diverse coltri inanimata.
Le sue nobili forme; una fatica
Disperata divenne il suo respiro;
Come di cosa che si ferma, il metro
Sempre più lento era del core; volle
Mettere un grido; aprì gli occhi; la lampa
Spegneasi allora con guizzo supremo;
Ed ella vide l’ombra de la morte
Passar su la parete. — Al vïatore
Che vaga per alcuna isola greca,
Mezzo tra i fiori e l’eriche nascosa
Appar talvolta, giovinetta eterna,
Una ninfa di Fidia. E sì lo vince
La leggiadria de le scolpite membra
Da spasimar qual di fanciulla viva.
Le siede presso, la contempla e quasi
Arde, le parla, la desia: ma passa
Pur non di meno il venticel che spira
Da Giacinto o da Scio, senza che un solo
Riccio si mova sul marmoreo fronte
De la bella di Paro. E tal giacevi,
Misera Elisa, in mezzo a lo scompiglio
De le diverse coltri inanimata.