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Arioso
Arturo Onofri
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Arioso

Marzo

Marzo, fanciullo dal lungo sbadiglio,
i tuoi capricci incantevoli
come risa dopo le lacrime
sono trastulli di nuvole e sole.
Col tuo fresco fiato che sa di viole
appanni il verde novizio dei colli,
l’impiumo leggero degli alberi,
per poi rischiararli improvviso.
E il giuoco delle tue dita
dipana il groviglio del cielo
fra nero e sereno,
come in noi rifluisce e s’arresta la vita
divagando sospesa al tuo riso.
Scherzi col nostro cuore,
fanciullo dal lungo sbadiglio,
come fai sulla proda dei campi
con le piccole stille
che le accendi in minuscoli lampi,
per oscurarle di nuvole.

E il fiume che lento induce
i rilievi assolati della terra
verso il sospiro stanco della sera
accompagna il dolce belato
delle pecore al pascolo
secondo le curve indistinte dell’anima
che sogna in se stessa
e sorride al suo proprio pianto,
come te, fanciullo dal lungo sbadiglio.

Ma quando è calato il sole
e resta ancora un chiarore
nell’aria stanca di giuochi,
ecco un soffio più ilare
sgombra il sereno di tutte le nuvole,
e un filo di luce appena
pian piano tira su dall’orizzonte
fin sull’orlo del piccolo colle
la grande luna piena
che s’impiglia fra i rami senza foglie
della rossa robìnia tutta corolle,
come un gran frutto di luce
in mezzo ai suoi fiori.

Allora l’alta pausa notturna
addormenta la terra
dalle montagne lontane,
che sognano ancora turchino,
fino al gorghéggio romito
dell’usignolo fra i lecci,
che saluta il risveglio dell’infinito.
❦ Arioso · Arturo Onofri
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