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I drami delle maschere
Gian Pietro Lucini
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I drami delle maschere

La parata dell’introduzione

Io per tutti contesto una Baracca
di telaccia imbiaccata e d’assicelle male unite
io per tutti ricerco una bislacca
storia di quanto fu, le già morte persone mascherate

” traggo a battaglia e a amori tra le quinte.

Sulla Piazza s’aderge quest’effimero Palazzo del pensiero;
se il vento soffia, dondola alle spinte,
e si dimena cigola e si sfascia. Ma d’intorno il
che racchiude la Piazza dei Festini Villaggio
s’anima alla mia voce e vengon fuora sull’usci le
1°

ed i Dami e le Madri ed i Bambini, - Ragazze
. e qualche volta applaudon cordialmente come si
E l’ideal Villaggio chiuso intorno innovi il senso.
dal Bosco della Bella dormiente: pure il Castello
5° Sorgon canti d’uccelli col giorno manca.

ma non sorgono Viole di tra l’alberi avidi al
Se alcuna volta passa il Viandante nutrimento.
pei sentieri nascosti di fra i dumi, dalle ruvide
capricciose e a rabeschi delle piante scorze
vede un volto protendersi di Ninfa. Pure la Ninfa è secreta.

Per questo, i miei Fantocci, a Simiglianza
ch’appajon muti alla gente per bene, quando
scendono a cicalare per la stanza ognuno va via
tra i posticci paesaggi della scena che illumina una
” di cartone e rinnovan le querele. luna
buffi giochi d’amor’, di parentele soavi,

senza perché: poi al vespero richiamo battendo il tamburello
sulla piazzetta il popol rusticano,

e quanto disser la vigilia i legni foggiati in forme
3% d’uomini
detto fuori accozzando ad uno strano

amor di Verità astruse, imagini che scalan l’Infinito.
❦ I drami delle maschere · Gian Pietro Lucini
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