Da Canzone alle prostitute
Colpa vostra, ragazze,
uscir dal chiuso per scalar le cime,
dove, in omaggio dell’Academia,
ventri, poppe e natiche scoperte
son l’esche erotiche di tutti li occhialetti;
uncinan desiderii e fantasie
sulle sbagliate intime anatomie;
suscitano rossori, secrete compiacenze
alle sbiadite e sagge signorine,
ai maliziosi e smunti scolaretti,
se vengono a sbirciar, di sotto via
le foglie di fico iperboliche,
i nascosti perché distintivi
tra il muschio e le vallette ripiegate dell’inguinaja.
Colpa vostra concorrere in disputa
colle plurime e antiche divinità d’ogni clima e tempo,
che si dan compiacenti per modello
al nobile scalpello della statuaria.
L’Anadiomene s’anca in curva callipigia;
l’Ebe arrotonda i fianchi e si comprime il ventre
asciutto e intatto alle golosità de’ vecchi areopagiti;
le mamme sporgono quelle Baccanti;
agitan tòrsi e caducei braccia tornite e modellate;
Antinoo gareggia con Narciso,
l’uno tormento d’imperator filosofo,
l’altro invaghito di luna e di se stesso;
Adone, sdrajato bocconi, commenta,
alla terra sonora, il secreto amoroso
che lo volle amante della strana Astarte:
Fauni incoran di rose le Ninfe
prese e compresse dalla foja eterna.
Classiche positure, eccitamenti;
gambe e braccia in arzigogoli;
serpentare di chiome alla furia di bufere assenti;
disturbare la calma compostezza delle membra in
[riposo
nella smania bizzarra che le allaccia;
bocca a succiar la bocca;
ginnastica barocca; acrobatismo aretinesco
sbocciato al fresco dell’Istituto;
mirabili e marmoree bestialità.
La Leda prona al Cigno;
Pasifae al Toro a cui soggiace;
Salomè danza col teschio mozzo in mano;
Ninon e Imperia sorridono tra i riccioli;
lezii, graziette e morti sadiche;
occhi rivulsi di tutte le Martiri;
Lesbo schiumante in frenesia;
Batillo che accetta carezze dal Vecchio;
casta Susanna tra i tre Vecchiardi ebrei;
Caterina da Siena che vien meno alle nozze ascetiche;
e Teresa ubriaca d’onanismo e di succubi
a delirare colle labra contratte;
nuova e stantia mitologia,
pagana e cristiana,
altre e diverse estetiche, permesse oscenità;
Olimpo, Olimpo,
tra i furbi, l’impostori e i deliranti,
di tutti i paesi e di tutte le età.
Perché, vedete, ragazze di tutti,
ecco, le faccie grasse dei banchieri,
ed i musi infrolliti de’ lerci usurai,
il grugno intrufolato delli eroi da comedia,
le smorfie d’etichetta de’ notai,
e il sogghigno che rialza i baffetti
ai biscazzieri e ai sportmen di buona compagnia:
faccie d’ogni retorica;
santi bricconi e autentici;
ministri compiacenti e ruffiani emeriti,
magistrati politici clementi e intogati;
Papi e Re bagascioni e Imperatori,
nobili, cavalieri, industriali e signori;
busti, pose, parrucche, favoriti,
occhi di volpe, di faina e di topi,
ed occhi porcellini lagrimosi;
nasi adunchi, voraci, camusi,
nasini retroussés di maliziosa civetteria;
gardenie al finto occhiello, scollacciature raffazzonate:
ballerine, signore e regine,
benefattrici e manicure
spose, cavallerizze, bardasse e belle impure,
per chi ha pagato, o pagherà,
a richiesta del vuoto malinconico
delle vedove piazze delle Cento Città;
per chi farà costrurre avelli ai cimiteri,
pei sacri e lagrimati ministeri delle menzogne postume;
per la divinità del dì che corre;
non per Voi, ragazze, ultime veritiere,
sfacciate a disonore
della ipocrita e nostra perplessità.
Perché, vedete, io so meglio di Voi
la vostra grazia fiera e inconturbata,
ed il valore che vi insempra eterne.
So la potenza a Voi franca e concessa
dal magistero delle vostre reni,
Sacerdotesse al lubrico passo e fatale
della vita in crisi di pubertà.
A Voi, dal tempio, la Buona Dea
sterile e fiera manda il saluto;
colle Vestali ai riti di Rea partecipaste,
sacrificaste nei lupercali orgiastici.
Ogni religione vi richiese;
volle, tra i fumi de’ tripodi, godere
lo sfarzo roseo delle vostre carni,
sacrificate ancora dal dito rituale nello stupro,
collettrici di Astarte bruna e punica.
Sui crotali a danzar, quando la luna s’incorna
al fiume sacro, a Benares, ritornano
le Bajadere d’ambra costellate di perle e di zaffiri;
torcon le terga e la capigliatura serpenta sul dorso
[falcato;
Voi, per l’estreme revulsioni d’amare,
rullando il ventre nel giro de’ fianchi,
moresche giuocoliere di Tangeri.
E viene sul ritmo dell’anno segnato,
se primavera gonfia precoce,
se sbocciano le primule più fresche alli steli,
se i seni s’inturgidan erettili ai giuochi,
che la lussuria ingenua impara al pubuscente;
e vien la febre rossa e dolorosa.
Spasima il cuore, farnetica la mente;
riverso concede se stesso alla brama
il calice intatto che vuol rifiorire…
completo e perfetto, già frutto nel fiore…
Oh, notti tremende ed insonni: vane delizie nei sogni…
Tutta l’anima umana a boccheggiar sul sesso;
tutto il corpo a pretender l’abbraccio!…
Voi, dunque, a compatir misericordiose,
a prestarvi, a lenire lo spasimo,
creature indifferenti, o ministre di vizio e di bontà.
uscir dal chiuso per scalar le cime,
dove, in omaggio dell’Academia,
ventri, poppe e natiche scoperte
son l’esche erotiche di tutti li occhialetti;
uncinan desiderii e fantasie
sulle sbagliate intime anatomie;
suscitano rossori, secrete compiacenze
alle sbiadite e sagge signorine,
ai maliziosi e smunti scolaretti,
se vengono a sbirciar, di sotto via
le foglie di fico iperboliche,
i nascosti perché distintivi
tra il muschio e le vallette ripiegate dell’inguinaja.
Colpa vostra concorrere in disputa
colle plurime e antiche divinità d’ogni clima e tempo,
che si dan compiacenti per modello
al nobile scalpello della statuaria.
L’Anadiomene s’anca in curva callipigia;
l’Ebe arrotonda i fianchi e si comprime il ventre
asciutto e intatto alle golosità de’ vecchi areopagiti;
le mamme sporgono quelle Baccanti;
agitan tòrsi e caducei braccia tornite e modellate;
Antinoo gareggia con Narciso,
l’uno tormento d’imperator filosofo,
l’altro invaghito di luna e di se stesso;
Adone, sdrajato bocconi, commenta,
alla terra sonora, il secreto amoroso
che lo volle amante della strana Astarte:
Fauni incoran di rose le Ninfe
prese e compresse dalla foja eterna.
Classiche positure, eccitamenti;
gambe e braccia in arzigogoli;
serpentare di chiome alla furia di bufere assenti;
disturbare la calma compostezza delle membra in
[riposo
nella smania bizzarra che le allaccia;
bocca a succiar la bocca;
ginnastica barocca; acrobatismo aretinesco
sbocciato al fresco dell’Istituto;
mirabili e marmoree bestialità.
La Leda prona al Cigno;
Pasifae al Toro a cui soggiace;
Salomè danza col teschio mozzo in mano;
Ninon e Imperia sorridono tra i riccioli;
lezii, graziette e morti sadiche;
occhi rivulsi di tutte le Martiri;
Lesbo schiumante in frenesia;
Batillo che accetta carezze dal Vecchio;
casta Susanna tra i tre Vecchiardi ebrei;
Caterina da Siena che vien meno alle nozze ascetiche;
e Teresa ubriaca d’onanismo e di succubi
a delirare colle labra contratte;
nuova e stantia mitologia,
pagana e cristiana,
altre e diverse estetiche, permesse oscenità;
Olimpo, Olimpo,
tra i furbi, l’impostori e i deliranti,
di tutti i paesi e di tutte le età.
Perché, vedete, ragazze di tutti,
ecco, le faccie grasse dei banchieri,
ed i musi infrolliti de’ lerci usurai,
il grugno intrufolato delli eroi da comedia,
le smorfie d’etichetta de’ notai,
e il sogghigno che rialza i baffetti
ai biscazzieri e ai sportmen di buona compagnia:
faccie d’ogni retorica;
santi bricconi e autentici;
ministri compiacenti e ruffiani emeriti,
magistrati politici clementi e intogati;
Papi e Re bagascioni e Imperatori,
nobili, cavalieri, industriali e signori;
busti, pose, parrucche, favoriti,
occhi di volpe, di faina e di topi,
ed occhi porcellini lagrimosi;
nasi adunchi, voraci, camusi,
nasini retroussés di maliziosa civetteria;
gardenie al finto occhiello, scollacciature raffazzonate:
ballerine, signore e regine,
benefattrici e manicure
spose, cavallerizze, bardasse e belle impure,
per chi ha pagato, o pagherà,
a richiesta del vuoto malinconico
delle vedove piazze delle Cento Città;
per chi farà costrurre avelli ai cimiteri,
pei sacri e lagrimati ministeri delle menzogne postume;
per la divinità del dì che corre;
non per Voi, ragazze, ultime veritiere,
sfacciate a disonore
della ipocrita e nostra perplessità.
Perché, vedete, io so meglio di Voi
la vostra grazia fiera e inconturbata,
ed il valore che vi insempra eterne.
So la potenza a Voi franca e concessa
dal magistero delle vostre reni,
Sacerdotesse al lubrico passo e fatale
della vita in crisi di pubertà.
A Voi, dal tempio, la Buona Dea
sterile e fiera manda il saluto;
colle Vestali ai riti di Rea partecipaste,
sacrificaste nei lupercali orgiastici.
Ogni religione vi richiese;
volle, tra i fumi de’ tripodi, godere
lo sfarzo roseo delle vostre carni,
sacrificate ancora dal dito rituale nello stupro,
collettrici di Astarte bruna e punica.
Sui crotali a danzar, quando la luna s’incorna
al fiume sacro, a Benares, ritornano
le Bajadere d’ambra costellate di perle e di zaffiri;
torcon le terga e la capigliatura serpenta sul dorso
[falcato;
Voi, per l’estreme revulsioni d’amare,
rullando il ventre nel giro de’ fianchi,
moresche giuocoliere di Tangeri.
E viene sul ritmo dell’anno segnato,
se primavera gonfia precoce,
se sbocciano le primule più fresche alli steli,
se i seni s’inturgidan erettili ai giuochi,
che la lussuria ingenua impara al pubuscente;
e vien la febre rossa e dolorosa.
Spasima il cuore, farnetica la mente;
riverso concede se stesso alla brama
il calice intatto che vuol rifiorire…
completo e perfetto, già frutto nel fiore…
Oh, notti tremende ed insonni: vane delizie nei sogni…
Tutta l’anima umana a boccheggiar sul sesso;
tutto il corpo a pretender l’abbraccio!…
Voi, dunque, a compatir misericordiose,
a prestarvi, a lenire lo spasimo,
creature indifferenti, o ministre di vizio e di bontà.