Alberto Cappi

Alberto Cappi

1940–2009 · visse 69 anni IT IT

n. 1940-02-15 · m. 2009-06-28

A Juan Liscano

rompere 1] carcere della vita
urlare contro le dure porte
che morte, Juan, che morte
cercare tra le parole in un
abbraccio grande d’esaudita
andanza d’intricante corte
il corteggiamento della vana
pura istanza o stanza astuta
l’ultimo ghiaccio la voce udita
Leggi la poesia completa

Poesie

26

A Juan Liscano

rompere 1] carcere della vita
urlare contro le dure porte
che morte, Juan, che morte
cercare tra le parole in un
abbraccio grande d’esaudita
andanza d’intricante corte
il corteggiamento della vana
pura istanza o stanza astuta
l’ultimo ghiaccio la voce udita

A Raffaella

assegno la vita ai tuoi piedi
non calpestare i segni del mio rito
tu che additi il dare quotidiano
10 che coltivo un solitario mito
di colpe d’occasioni un dolce fare
nel disegno del silenzio un marmorare

Apocalisse

I
resi

lo nome mio
tra il pozzo e l’ira

lo nome mio
la frusta

dal vento
il prezzo asciuga

che la locusta ara
vara

lo nome mio ch’’intesi
l’argilla riga

nel tempo
che il segno mio

che il sigillo gira
che il segno mio lo fuga
tacqui.
IV

del morbo il riso
colui che giacque

la mola
colui che giacque

mano tenta
per acqua

lenta o loto
persa

la serpe invano
colui che giacque inviso

secca la notte
per lama

lampo o fuoco
se

Da CASA DELLE FORME

Autunno

così mutano gli astri
intorno al tornio
che trascina
la disossata
sua falce luna

Ooh mia tenera cuna
mia pietà spolpata!

Cosa ne sai del silenzio

cosa ne sai del silenzio
del suo sì e del no dell’io
stupefatto nella bragia del
mattino che non parla che
accende il rogo dello sguardo
negli occhi chini all’anima
di noce sotto la croce di un
astro d’uva chiara che si
annida tra le ciglia e appena
a pena crea scintille e si
perde in orme azzurre e viola

ho la tua parola la voce dorme

Dio dell’acqua

dio delle acque e della
pioggia lucente dio
delle splendide iridi e
della liquida elle
o dio che avanzi da lontano
pesce dei silenzi
dalla tana nella rete
che imbriglia il tuono
piuma del cielo
occhio acquitrino
rapace vino
lenza e gelo
dio del battello e dell’uomo
scampo e ristagno
dardo di nebbia
serpeggia
sicuro l’amo
dio dei nostri padri
padus nomen flumen
delle rane e del rame
pane
della tarda rena vegetale
verde alabarda e vento
bardo o osso
che suona nel tempo
pube animale
specchio di nube
o sole
o cruda argilla
seme
culla
stampo
nulla
del nostro dono
dio del perdono

Doni

noi che remammo al muto modo
che la faretra
tetra
sulla pietra abbandonammo
noi che il solco tolto al dito
sulla rena il segno seminava
noi che la pena arava
sono nel mio dicembre
come un verme
nella mela

inerme nella sera
1

E comunque

e comunque che cosa ho promesso
l’anima svestita il bisbigliare
il lare delle 13 delle 13 e 30
chi si attenta l’abito a voltare
della mia memoria che addita una
storia d’eccessi un parlottare
siamo in sera di ghiandaie in
morsi torsi e torti e sfinimenti
sono in ringhio il graffio i denti

Estate

lascialo perdere quel rogo
ove la pagina bruciava
la rossa foglia l’ave rosa

un nano un sogno
claudicante nel tramonto
un ramo uva tuono

dimmi, viandante,
che mano ruba
il nostro istante?

Eventi

mandami il tuo silenzio
donna
l’immagine e il dono
il pomo
della discordia
la presa dell’occhio
che dia
la resa dell’io
l’oblio
1

Libri

5

Commenti (0)

Condividi
Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.