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L’annata dei poeti morti
Giuliano Gramigna
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L’annata dei poeti morti

Colui che sta seduto e ascolta

Si chiede continuamente: Vuoi morire?
ma non aspetta la risposta
non vuole saperlo.
Teste rosse di gru veleggiano
lassù traverso geyser di luce
oh in silenzio! oh calme Antigoni!
Così diverso eppure qualcosa
che gli ha comunicato l’analista.
“Non tremare se puoi guardare
dietro di te”. Povera vista in diottrie appannate
non riconoscerebbe la statua di Euridice.
Lucidità rossori tremori
dove la stanza finisce —
e semplici fantocci non statue
euridice antigone, la spalliera
di una sedia bastava a Pascal.
Allora? Lui rifà la domanda
scrive su un foglietto la risposta la nasconde
all’Immondo Signore che gli cavalca le spalle.

Il latrato

Ogni tanto latro nel buio
un latrato che nessuno sente.
L’inchiodo bene con i denti
dunque nessuno lo può sentire.
Eppure la signora del piano di sopra
“Per favore da dove viene
quest’orribile tremito
questo fiato di fandango?”
Posso dirle che è la mia caninità
conquistata a fatica in sett’antanni di vita
una preziosa discesa
nella scala dei viventi?
Non so se sia acuto o rauco.
Si gonfia dentro la chiostra
delle mascelle va giù non fuori
come un bolo gassoso
giù per la strozza per le ossa al fondo
del sacco viscerale.
Non provo fratellanza per i cani.
Sono di un altro branco.

Da QUELLO CHE RESTA

L’annata dei poeti morti

L’annata dei poeti morti

A Mosca a Pietroburgo sull’Isar
con ponti di glicini —
forse soltanto lungo il piccolo Reno d’Emilia
sere in cui s’accendeva la luna diaccia e felice

Sul continente en marche! come su un iceberg
derivando con speranze e terrori
e bigliettini strapazzati di versi
cartoline della Posta Militare e il cattivo inchiostro
anticipava un poco il sangue delle fucilate

En marche! Altra voce! Perché l’epoca non gli permise
che la marcia ai cingoli all’ Arbeit macht frei
allora tutti scrissero in un momento
in un nanosecondo - il tempo
di tracciare un’asta un ricciolo

Avevano fatto poemi del resto
coi piedi nudi nell’erba durante le soste
le fasce intorno alla fronte come paracleto
o immaginari lawrence d’arabia “che non vedrete la fine del secolo!”

Così arrivano a visitarci
Così li escludiamo dal sonno

Parli confuso: e di chi?
in questa sosta intermedia
di un errore giornaliero. Si
torce la mente sulla sedia
della smemoria. Quelli
i coetanei restati
per strada i gemelli

SI
all’ultimo sparigliati
senza tuo merito. Qui
sta la questione. Se scelta
o predestinazione o così
semplicemente la svelta
mano del Prestigiatore.
Sono spariti (non morti?)
Filtrano per linee storte.
Tu ti sei chiamato fuori

“compagni, cari, seguiti per tante acque
e tanti venti - ma non è vero che vi ho lasciati andare
dentro venti di polvere dove il contenitore
si sfrangiava e un rossore di fuoco
sbarrava le notti...” Altro rossore
aveva appena sfiorato le loro fronti.
Grondavano sudori d’agonia per visi infantili.
Pure furono visti sorridere
passando di mano in mano la sigaretta.
Chi era invece chi infelice
che li scongiurava rimasto escluso?

The shy porno-photographer

Lui frugando con niente
altro che un sistema di lenti
uno sguardo che non gli appartiene —
oltre le calze (frugando) il reggiseno di voile
la pelle il pelo la carne ri e ri e
rifrugando non ossesso ma timido
se mai si dia dentro il pacco
denso lustro l’immagine alterna
tiva come una larva cotta
dai padelloni e dai faretti
ciò che resta se resta nel punto cieco
della retina - la terribile pupa
l’evasa dell’hard film!
❦ L’annata dei poeti morti · Giuliano Gramigna
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