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Quello che resta
Giuliano Gramigna
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Quello che resta

I tuoni

Tuoni lontani luminosi
nel cielo limpidissimo
della fine d’agosto.
Ma che vuol dire fine d’agosto?
che la stagione si chiuse
o che non l’attraverseremo mai più?
La sera s’arrotola in coppa
intorno a un’idea perfettamente morta.
Niente permette di rievocare l’adulescentulo
sdraiato in una certa sera del secolo
a specolare nella gran luce
di un temporale che non arriva mai.
Non ce n’è più di bufere con chiarori
e clangori già dietro il disegno dei monti
nell’eco Domani sarà un giorno splendido
e tutta una schiarita
giorno e notte. Che dici mai:
non ce n’è più di vita.

La visita a Ezra

Non the olà Maestro
enobarba enorme egoista e sublime
intorno cui si affollavano a rispettosa distanza
gli stupidi ragazzini intimiditi
- che fu amato da Olga-
ojos claros in un arruffio di pel rosso
e scrivo come in un testamento
temendo che non passerò la notte
Ho inciampato due volte per le strade di Milano
e una voce mi dice
Nun me fa’ la terza
Ezra appuntò i nostri nomi
rispettosamente su cartoncini colorati
che ci innalzavano (non lo sapevamo)
al suo paradiso
e non osavamo articolare
il nostro inglese di scolari
Lui venuto in pigiama e pantofole heroico
a passi sbiechi per il corridoio
a farci fare il sogno
d’incontrare la poesia. Come camusi! come sciocchi!
ignari di ciò che saremmo stati anzi non saremmo
mai stati quantités négligeables
che mancavano al conto

(ora so che quel pomeriggio
è un cardine della mia vita).

Miei libri belli

Miei libri belli in ordine
o ammonticchiati
chissà se vi vedrò mai più.
Al momento di uscire
sento il morire
perdo il senso
per un istante di essere posseduto
di possedere. Io via
voi brucerete solitari
nella canicola; brucerete
senza di me. Meglio riposare
in un prato come nembi di fogli
vagabondi all’infinito.
❦ Quello che resta · Giuliano Gramigna
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