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Poesie di tutti i giorni
Marino Moretti
1911
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Poesie di tutti i giorni

1911

Il giardino della stazione

Giardino della stazione di San Giovanni o San Siro
tutto fiorito all’ingiro di fiori della passione,

chiuso da siepe corrosa di brevi canne sottili
cui s’attorcigliano i fili di bei convolvoli rosa.

Brilla nel mezzo un tranquillo disco di limpida vasca,
oscilla un petalo e casca presso il minuto zampillo;

par che gli zefiri mossi lancin le blande farfalle
su le gaggie, su le palle-di-neve, sui cacti rossi;

che il sole, sceso da un regno d’oro, d’azzurro o d’opale,
entri siccome un mortale dal cancelletto di legno,

mentre la buona stazione che s’alza rosea d’accanto
dice il suo nome di santo quasi con circospezione.
E noi si va chi sa dove, poveri illusi, si va
in cerca di felicità, verso città sempre nuove;

verso l’ignoto e la sera, e invece lì nel giardino
veduta dal finestrino c’è tutta una primavera.

E c’è una gaia fanciulla che ride un riso sereno
e non si cura del treno, e non si cura di nulla.

Giardino della stazione di San Martino o San Celso
con quel cipresso o quel gelso che a lato fa da padrone,

giardino di devozione che ascolti attento e tranquillo
la voce dello zampillo, il rombo del calabrone!

Chi scenderà dal vagone per rimanere ed amare
le tue belle iridi chiare, figlia del capo-stazione?

Valigie

Voglio cantare tutte l’ore grigie
in questa solitudine pensosa
mentre raduno ogni mia vecchia cosa
a riempir le mie vecchie valigie.

Oh le valigie, le compagne buone
dei poveri vïaggi in terza classe
vecchie, sfiancate, fatte con qualche asse
sottile e con la tela e col cartone.

Le camicie van qui da questa parte,
quaggiù ai colletti cerco di far posto,
lì le cravatte e qua, quasi nascosto,
un manoscritto, e ancora libri e carte.

Ecco il pacchetto della mamma. Odora
vagamente di cacio e di salame.
Già, se avessi in vïaggio ancora fame.
E questo libro e un altro, un altro ancora.

Dove vado? Non so. Ma mi sovviene
d’averla pur desiderata questa
partenza come, il piccolo, la festa
che col serraglio e con la giostra viene.

Dove, non so. Ma pare a me ch’io debba
vivere senza scopo, allo sbaraglio;
e a tratti con l’inutile bagaglio
partir per i paesi della nebbia...
❦ Poesie di tutti i giorni · Marino Moretti · 1911
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