Dall’ Orlando innamorato (Libro primo, canto XIX, ottave 55-64)

Ma lei sol Brandimarte va cercando,
che già de tutti gli altri non ha cura;
e mentre che va intorno remirando,
vedel soletto sopra alla pianura.
Tratto se era da parte alora quando
fu cominciata la battaglia dura;
ché a lui parria vergogna e cosa fella
cotanta gente offender la donzella.

Però stava da largo a riguardare,
e di vergogna avea rossa la faccia.
De’ compagni se aveva a vergognare,
non già di sé, che di nulla se impaccia;
ma come Fiordelisa ebbe a mirare,
corsegli incontra e ben stretta l’abbraccia;
già molto tempo non l’avea veduta:
credia nel tutto di averla perduta.

Egli ha sì grande e subita allegrezza,
che ogni altra cosa alor dimenticava;
né più Marfisa, né Ranaldo aprezza,
né di lor guerra più si racordava.
Il scudo e l’elmo via gettò con frezza,
e mille volte la dama baciava;
stretta l’abbraccia in su quella campagna:
de ciò la dama se lamenta e lagna.

Molto era Fiordelisa vergognosa,
et esser vista in tal modo gli duole.
Impetra adunque questa grazïosa
da Brandimarte, con dolce parole,
de gir con esso ad una selva ombrosa,
dove eran l’erbe fresche e le vïole:
staran con zoia insieme e con diletto,
senza aver tema, o di guerra sospetto.

Prese ben presto il cavallier lo invito,
e, forte caminando, fôrno agionti
dentro a un boschetto, a un bel prato fiorito,
che d’ogni lato è chiuso da duo monti,
de fior diversi pinto e colorito,
fresco de ombre vicine e de bei fonti.
Lo ardito cavalliero e la donzella
presto smontarno in su l’erba novella.

E la donzella con dolce sembiante
comincia il cavalliero a disarmare.
Lui mille volte la baciò, davante
che se potesse un pezzo d’arme trare;
né tratte ancor se gli ebbe tutte quante,
che quella abraccia, e non puote aspettare;
ma ancor di maglia e de le gambe armato
con essa in braccio se colcò su il prato.

Stavan sì stretti quei duo amanti insieme,
che l’aria non potrebbe tra lor gire;
e l’uno e l’altro sì forte se preme,
che non vi serìa forza a dipartire.
Come ciascun sospira e ciascun geme
de alta dolcezza, non saprebbi io dire;
lor lo dican per me, poi che a lor tocca,
che ciascaduno avea due lingue in bocca.

Parve nïente a lor il primo gioco,
tanto per la gran fretta era passato;
e, nel secondo assalto, intrarno al loco
che al primo ascontro apena fu toccato.
Sospirando de amore, a poco a poco
se fu ciascun di loro abandonato,
con la faccia suave insieme stretta,
tanto il fiato de l’un l’altro diletta.

Sei volte ritornarno a quel danzare,
prima che il lor desir ben fosse spento;
poi cominciarno dolce ragionare
de’ loro affanni e passato tormento;
il fresco loco gli invita a posare,
perché in quel prato sospirava un vento,
che sibillava tra le verde fronde
del bel boschetto che li amanti asconde,

e un ruscelletto di fontana viva
mormorando passava per quel prato.
Brandimarte, che stava in quella riva,
per molto affanno in quel giorno durato,
nel bel pensar de amor qui se adormiva;
e Fiordelisa che gli era da lato,
che di guardarlo uno attimo non perde,
se dormentò con lui su l’erba verde.
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