Dovunque eo vo o vegno o volgo o giro

Dovunque eo vo o vegno o volgo o giro,
a voi son, donna mia, tuttor davanti;
e s’eo con gli occhi altrove guardo o miro,
lo cor non v’è, poi chio faccio i sembianti.

E spesse volte sì forte sospiro,
che par che ’l cor dal corpo mi si schianti;
allor piango e lamento e non m’adiro,
ma li mei occhi bagno tutti quanti,

E dolzemente faccio mio cordoglio,
tuttor, mia donna, a voi merzé chiamando
umilemente più quant’eo più doglio.

Durar non posso più disiderando;
non aggio di voi quello ch’aver soglio;
moro per voi piangendo e sospirando.
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