Favoletta
Il cane,
bianco sul bianco greto,
segue inquieto
un’ombra,
la nera
ombra d’una farfalla,
che su lui gialla
volteggia.
Ignara
ella del rischio, a scorno
gli voli intorno
parrebbe.
Ignara
gli viene, o astuta, addosso.
Egli di dosso
la scuote,
e volgesi
vorace all’ombra vana,
che si allontana
dal greto,
e sopra
un fiore, a suo costume,
rinchiude il lume
dell’ali.
Sappiate,
dilettissimi amici,
che nei felici
miei giorni,
ai giorni
che il mio, oggi arido, cuore
era all’amore
rinato,
anch’io,
con preda più stupenda,
ebbi vicenda
uguale.
Ed era
bella! L’ultima cosa
che in me di rosa
si tinse.
Ed io,
io le lasciai sua vita;
io ne ho ghermita
un’ombra.
Sapevo
– sconsolata dolcezza –
ch’era saggezza
umana.
bianco sul bianco greto,
segue inquieto
un’ombra,
la nera
ombra d’una farfalla,
che su lui gialla
volteggia.
Ignara
ella del rischio, a scorno
gli voli intorno
parrebbe.
Ignara
gli viene, o astuta, addosso.
Egli di dosso
la scuote,
e volgesi
vorace all’ombra vana,
che si allontana
dal greto,
e sopra
un fiore, a suo costume,
rinchiude il lume
dell’ali.
Sappiate,
dilettissimi amici,
che nei felici
miei giorni,
ai giorni
che il mio, oggi arido, cuore
era all’amore
rinato,
anch’io,
con preda più stupenda,
ebbi vicenda
uguale.
Ed era
bella! L’ultima cosa
che in me di rosa
si tinse.
Ed io,
io le lasciai sua vita;
io ne ho ghermita
un’ombra.
Sapevo
– sconsolata dolcezza –
ch’era saggezza
umana.