Ospite senza invito

Segregato dagli altri che nel cuore
si conciliano come a sera amici,
un mio pensiero ritorna, il più tristo.
Ritorna repentino
alla mensa che termina, e i rimasti
si son fatti più accosto: leggera
una sparecchia, lascia su la tavola
l’ultimo vino.

L’ospite senza invito
m’invidia questo sorso
che mi regala una luce tranquilla.
Da tanto tempo non l’ho più nutrito,
tenuto vivo nel mio caldo. Dov’era?
Certo ha brucato le morte radici,
ha ribevuto il mio sangue trascorso,
abitatore notturno. Ogni volta
me lo fingo sepolto
sotto la pietra lavata dagli anni,
con le mie mani dirozzata a croce,
lo rivedo di colpo
apparire sul bianco simulacro.
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