I ricordi
«Te la ricordi, di’, la Gina,
la rossona, quella
sempre in caldo, col neo
sul petto bianco, che quando
veniva ogni mattina
a portar l’acqua (eh! il Corallo
allora non aveva ancora
tubazione) lasciava
tutto quello stordito
odore?... E Ottorina,
te la ricordi Ottorina,
la figlia del fiaschettiere
di fronte, che tutte le sere
(pensa! par che abbia preso marito,
lo “scandalo del Quartiere”)
su e giù in ciabatte, e senza
calze, così magrolina
(sembrava che avesse sempre
la febbre, tanto le bruciava
la bocca) si sbaciucchiava
– su e giù, lì sul marciapiede! –
col suo bel brigadiere?...
E Italia, di’, quella polpettona
d’Italia, te la ricordi
Italia...»
Ma io i ricordi
non li amo. E so che il vino
aizza la memoria, e che
– lasciato in tavola il mazzo
ancora non alzato – quei tre
avrebbero fino all’alba
(all’alba che di via Palestro
fa un erebo) senza un perché
continuato a evocare
anime... Così come il mare
fa sempre, col suo divagare
perpetuo, e sul litorale
arena le sue meduse
vuote – le sue disfatte
alghe bianche e deluse.
Scostai la sedia. M’alzai.
Schiacciai nel portacenere
la sigaretta, e solo
(nemmeno salutai)
uscii all’aperto. Il freddo
pungeva. Mille giri
di silenzio, faceva
la ruota del guardiano
notturno – la sua bicicletta.
Svoltai l’angolo. In fretta
scantonai nel cortile.
Ahi l’uomo – fischiettai –
l’uomo che di notte, solo,
nel gelido dicembre,
spinge il cancello e – solo –
rientra nei suoi sospiri...
la rossona, quella
sempre in caldo, col neo
sul petto bianco, che quando
veniva ogni mattina
a portar l’acqua (eh! il Corallo
allora non aveva ancora
tubazione) lasciava
tutto quello stordito
odore?... E Ottorina,
te la ricordi Ottorina,
la figlia del fiaschettiere
di fronte, che tutte le sere
(pensa! par che abbia preso marito,
lo “scandalo del Quartiere”)
su e giù in ciabatte, e senza
calze, così magrolina
(sembrava che avesse sempre
la febbre, tanto le bruciava
la bocca) si sbaciucchiava
– su e giù, lì sul marciapiede! –
col suo bel brigadiere?...
E Italia, di’, quella polpettona
d’Italia, te la ricordi
Italia...»
Ma io i ricordi
non li amo. E so che il vino
aizza la memoria, e che
– lasciato in tavola il mazzo
ancora non alzato – quei tre
avrebbero fino all’alba
(all’alba che di via Palestro
fa un erebo) senza un perché
continuato a evocare
anime... Così come il mare
fa sempre, col suo divagare
perpetuo, e sul litorale
arena le sue meduse
vuote – le sue disfatte
alghe bianche e deluse.
Scostai la sedia. M’alzai.
Schiacciai nel portacenere
la sigaretta, e solo
(nemmeno salutai)
uscii all’aperto. Il freddo
pungeva. Mille giri
di silenzio, faceva
la ruota del guardiano
notturno – la sua bicicletta.
Svoltai l’angolo. In fretta
scantonai nel cortile.
Ahi l’uomo – fischiettai –
l’uomo che di notte, solo,
nel gelido dicembre,
spinge il cancello e – solo –
rientra nei suoi sospiri...