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Canzoniere
Francesco Petrarca
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Canzoniere

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che in mille dolci nodi li avvolgea;
e il vago lume oltre misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son si scarsi;
e il viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso mi parea:
io che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subit’arsi?
Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana.

Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel chio vidi; e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana.

po

In qual parte del ciel, in quale idea

In qual parte del ciel, in quale idea
era l’esempio, onde natura tolse
quel bel viso leggiadro, in ch’ella volse
mostrar qua giù quanto lassù potea?

Qual ninfa in fonti, in selva mai qual Dea
chiome d’oro sì fino a l’aura sciolse?
Quando un cor tante in sè virtuti accolse?
Benchè la somma è di mia morte rea.

Per divina bellezza indarno mira
chi gli occhi di costei giammai non vide,
come soavemente ella gli gira.

Non sa come Amor sana e come ancide,
chi non sa come dolce ella sospira,
e come dolce parla e dolce ride.

Li angeli eletti e l’anime beate

Li Angeli eletti, e l’anime beate
Cittadine del Cielo, il primo giorno
Che Madonna passò, le fur’ intorno
Piene di maraviglia, e di pietate.
Che luce è questa, e qual nova beltate?
Dicean tra lor, perch’abito sì adorno
Dal mondo errante a quest’alto soggiorno
Non salì mai in tutta questa etate.
Ella, contenta aver cangiato albergo
Si paragona pur coi più perfetti;
E parte ad or’ ad or si volge a tergo,
Mirando s’io la seguo; e par ch’aspetti:
Ond’io voglie, e pensier’ tutti al Ciel’ ergo;
Perch’i’ l’odo pregar pur, ch’i’ m’affretti.

Non d’atra et tempestosa onda marina

Non d’atra et tempestosa onda marina
fuggìo in porto già mai stanco nocchiero,
com’io dal fosco et torbido pensero
fuggo ove ’1 gran desìo mi sprona e ’nchina.

Né mortal vista mai luce divina
vinse, come la mia quel raggio altero
del bel dolce soave bianco et nero,
in che i suoi strali Amor dora et affina.

Cieco non già, ma pharetrato il veggo;
nudo, se non quanto vergogna il vela;
garzon con ali, non pinto, ma vivo.

Indi mi mostra quel ch’a molti cela;
ch’a parte a parte entro a’ begli occhi leggo
quant’io parlo d’Amore, et quant’io scrivo.

Pace non trovo

Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua, et grido;
et bramo di perir, et cheggio aìta;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pàscomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita.
In questo stato son, Donna, per vui.

Se lamentar augelli o verdi fronde

Se lamentar augelli o verdi fronde
mover soavemente a l’aura estiva,
o roco mormorar di lucide onde
s’ode d’una fiorita e fresca riva,

Ià °V’io seggia d’amor pensoso e scriva;
lei che ’l ciel ne mostrò, terra n’asconde,
veggio et odo et intendo, ch’ancor viva
di sì lontano ai sospir miei risponde.

“Deh perchè innanzi ’°l tempo ti consume? ”
mi dice con pietate: “a che pur versi
de gli occhi tristi un doloroso fiume?

Di me non pianger tu; ch’i miei dì fersi,
morendo, eterni; e ne l’interno lume,
quando mostrai di chiuder, gli occhi apersi.”

Se mai foco per foco

Se mai foco per foco non si spense,
né fiume fu già mai secco per pioggia,
ma sempre l’un per l’altro simil poggia,
et spesso l’un contrario l’altro accense,

Amor, tu che’ pensier nostri dispense,
al qual un’alma in duo corpi s’appoggia,
perché fai in lei con disusata foggia
men, per molto voler, le voglie intense?

Forse, sì come ’l Nil, d’alto caggendo,
col gran suono i vicin dintorno assorda,
e ’l sole abbaglia chi ben fiso ’l guarda,

così ’l desio, che seco non s’accorda,
ne lo sfrenato obiecto vien perdendo;
et per troppo spronar la fuga è tarda.
❦ Canzoniere · Francesco Petrarca
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