❦
Fiore
Dante Alighieri
❧

Fiore

Da Il fiore (strofe 227-230)

Cortesia e Bellaccoglienza

«Figliuola mia, per Dio e per merzede,
aggie pietà di quel leal amante,
che per te ha sofferte pene tante
che dir nol ti poria, in buona fede!
In nessun altro iddio che te non crede,
e tuttora a ciò è stato fermo e stante:
figliuola mia, or gli fa tal sembiante
che sia certano di ciò ch’or non crede.»
Bellaccoglienza disse: «I’ gli abbandono
e me e ’l fiore e ciò ch’i’ ho ’n podere,
e ched e’ prenda tutto quanto in dono.
Per altre volte avea alcun volere,
ma non era sì agiata com’or sono.
Or ne può fare tutto ’l su’ piacere».

L’Amante

Quand’i’ udi’ quel buon risposto fino
che la gentil rispuose, mi levai
ed a la balestriera m’addrizzai,
ché quel sì era il mi’ dritto cammino,
e sì v’andai come buon pellegrino,
ch’un bordon noderuto v’apportai,
e la scarsella non dimenticai,
la qual v’appiccò buon mastro divino.
Tutto mi’ arnese tal chent’ i’ portava,
s’è di condurl’al porto in mia ventura,
di toccarne le ’rlique i’ pur pensava.
Nel mi’ bordon non avea ferratura,
ché già mai contra pietre no ll’urtava;
la scarsella sì era san costura.

Tant’andai, giorno e notte camminando
col mi’ bordon che non era ferrato,
che ’ntra duo be’ pilastri fu’ arrivato:
molto s’andò il mi’ cuor riconfortando.
Dritt’a le ’rlique venni appressimando,
e ’mmantenente mi fu’ inginocchiato
per adorare quel corpo beato;
po’ venni la coverta sollevando.
E poi provai sed i’ potea il bordone
in quella balestriera, ch’i’ v’ho detto,
metterlo dentro tutto di randone;
ma i’ non potti, ch’ell’era sì stretto
l’entrata, che ’l fatto andò in falligione.
La prima volta i’ vi fu’ ben distretto.
❦ Fiore · Dante Alighieri
Libri