Da Il fiore (strofe 227-230)
Cortesia e Bellaccoglienza
«Figliuola mia, per Dio e per merzede,
aggie pietà di quel leal amante,
che per te ha sofferte pene tante
che dir nol ti poria, in buona fede!
In nessun altro iddio che te non crede,
e tuttora a ciò è stato fermo e stante:
figliuola mia, or gli fa tal sembiante
che sia certano di ciò ch’or non crede.»
Bellaccoglienza disse: «I’ gli abbandono
e me e ’l fiore e ciò ch’i’ ho ’n podere,
e ched e’ prenda tutto quanto in dono.
Per altre volte avea alcun volere,
ma non era sì agiata com’or sono.
Or ne può fare tutto ’l su’ piacere».
«Figliuola mia, per Dio e per merzede,
aggie pietà di quel leal amante,
che per te ha sofferte pene tante
che dir nol ti poria, in buona fede!
In nessun altro iddio che te non crede,
e tuttora a ciò è stato fermo e stante:
figliuola mia, or gli fa tal sembiante
che sia certano di ciò ch’or non crede.»
Bellaccoglienza disse: «I’ gli abbandono
e me e ’l fiore e ciò ch’i’ ho ’n podere,
e ched e’ prenda tutto quanto in dono.
Per altre volte avea alcun volere,
ma non era sì agiata com’or sono.
Or ne può fare tutto ’l su’ piacere».