❧
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
Dove ci sorprende il giorno?
che terre nottetempo
noi acque
del fiume appena limaccioso
abbiamo attraversato — e ora dove
andiamo, dove
illusoriamente siamo?
Non è Rodano o Arno
questo incendio
d’aria e vento
sopra il flusso aperto,
non è santo
per fulgore d’immagini
o rovello
di pensiero e canto
il lume di questa ansa
eppure scende
con noi lo stesso lume
con lo stesso sfarzo,
scintilla in queste lande
tra queste solitarie
nude argille
lo stesso fondo e celestiale sangue.
Dove mi porti, mia arte?
In che remoto
deserto territorio
a un tratto mi balestri?
In che paradiso di salute,
di luce e libertà,
arte, per incantesimo mi scorti?
Mia? non è mia questa arte,
la praticò, la affino,
le apro le riserve
umane di dolore,
divine me ne appresta
lei di ardore
e di contemplazione
nei cieli in cui m’inoltrò...
Oh mia indecifrabile conditio,
mia insostenibile incarnazione!
E, l’essere. E.
Intero,
inconsumato,
pari a sé.
Come è
diviene.
Senza fine,
infinitamente è
e diviene,
diviene
se stesso
altro da sé.
Come è
appare.
Niente
di ciò che ti è nascosto
lo nasconde.
Nessuna
cattività di simbolo
lo tiene
o altra guaina lo presidia.
O vampa!
Tutto senza ombra flagra.
È essenza, avvento, apparenza,
tutto trasparentissima sostanza.
È forse il paradiso
questo? Oppure, luminosa insidia,
un nostro oscuro
ab origine, mai vinto sorriso?
Da SOTTO SPECIE UMANE
Mi guarda Siena,
mi guarda sempre
dalla sua lontana altura
o da quella del ricordo —
come naufrago? —
come transfuga?
mi lancia incontro
la corsa
delle sue colline,
mi sferra in petto quel vento,
lo incrocia con il tempo —
il mio dirottamento
che le si avventa ai fianchi
dal profondo dell’infanzia
e quello dei miei morti
e l’altro d’ogni appena
memorabile esistenza...
Siamo ancora
io e lei, lei e io
soli, deserti.
Per un più estremo amore? Certo.
Non ancora il radioso degli alberi
delle siepi, dei cespugli.
Non ancora, ma presto,
domani forse
nel rilucere dell’erba
un fulgore di forsizia,
l’allucciolio del fiume
torno torno
alla pigrizia delle barche.
Fedeli, ma con nuova meraviglia,
al loro appuntamento
la natura e il senso.
Domani, domani, già ora, guarda!
Punto estremo.
Nessun punto più alto,
né
di più aspra
e diamantina tempra.
Non può,
oltre, andare
né da esso
recedere la mente.
O così ti pare.
E intanto muta
tutto — e anche tu —
in se stesso: e mutuamente.
❦
Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini · Mario Luzi
Libri