Mi guarda Siena,
mi guarda sempre
dalla sua lontana altura
o da quella del ricordo —
come naufrago? —
come transfuga?
mi lancia incontro
la corsa
delle sue colline,
mi sferra in petto quel vento,
lo incrocia con il tempo —
il mio dirottamento

che le si avventa ai fianchi
dal profondo dell’infanzia
e quello dei miei morti
e l’altro d’ogni appena
memorabile esistenza...
Siamo ancora
io e lei, lei e io
soli, deserti.
Per un più estremo amore? Certo.
Condividi

Commenti (0)

Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.