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Morto ai paesi
Alfonso Gatto
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Morto ai paesi

Alba a sorrento

Al freddo stretto i limoni movevano la luna d’alba
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
’ i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria

sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Ai monti pallidi d’ali sorgevano voci remote,
per strada le ruote dei primi carri, i fanali
tenui nel vetro dell’aria, trasparenza del verde
’° fresco delle persiane; lungo i cancelli

il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.

I

All’altezza dei gridi

All’altezza dei gridi in cui non vola
altra gioia celeste che lo slancio
dei loggiati dipinti alle colombe,
torna al silenzio il suo tremare
al vento la sua pietra
e del tenero esilio è duro il mare
che non schiude più l’onda e piano arretra
a muovere la riva.
E nella calma è il volo della sera
che si muove negli alberi,
la lontananza che da te remota
eternamente s’avvicina.
Nelle povere spalle è scesa morte,
il freddo della terra,
come intorno a te solo scompari
voltando nella sera.

Alla mia bambina

Lo sguardo delle marine
serene fino alla morte,
povere notti supine
cantate sulle porte

alla deriva del vento
ti resero nata d’amore.
Ad ascoltare, eri il lento
respiro che trema nel cuore

nelle foglie, nel mare,
silenzio caduto sul volto
di mamma che pare
bambina in sé sola rivolta

e ridente. Tu, nata,
compivi il sereno,
la sua notte incarnata
nel rigoglio del seno.

Poveri

I poveri hanno il freddo della terra.
Nella città spiovente, ai tetti, al fumo
tranquillo delle case, il giorno migra
nel colore d’oriente: così calma
” la sera agli occhi mesti si fa lume.

Io li ricordo contro un cielo d’aria,
i poveri stupiti, come l’agro
verde dei prati sfiora nella pioggia
una velata eternità di sole.
❦ Morto ai paesi · Alfonso Gatto
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