Nell’anno ’33 sul palco del varietà
Una riunione di velocità
Mai vista —
Con l’annunciato neo-campione della pista
Uno di nome Polia dai colori iridati
Con altri eroi sepolto
Nei sogni inappagati —
Però io che m’ingegno di capire
Come si fa
In bicicletta un traguardo inseguire
Dentro una scena stretta
Che mezza pedalata è già finita
In un lampo più presto che dire oh
Va a sbattere — come la vita!
Eh no — fanciulli
Quelli vanno su rulli!
Ogni giro che fa la ruota
Un suo contrario annulla e svuota
Corrono e stanno fermi
Corrono eterni...
Fra essi c’era allora
Rideva in sella al ciclo
Sui manifesti uno di nome Pola
Mai più sentito
Si chiamasse pure Luis
Dobermann — non ne farei
Un maestro di sbranatori
Un assassino
Se pensi a quante miglia
Nel suo servizio di postino
Tutto solo doveva tutti 1 giorni
Farsi a piedi in deserti non-sentieri
A scanso di brutti incontri inventarsi
Quella specie di cane
Vivo mai visto da tenersi vicino
Fu il più semplice dei pensieri
In un dormiveglia sul fare
Dell’alba ne fui visitato
Da molti luoghi dell’esistenza riuniti
Come per l’occasione di un funerale
Erano giunti nei pastrani demodé
E in testa 1] cappello della festa
Giovani quasi ancora in gamba benché
Da un tempo antico conosciuti
Parlavano italiano come me
Anche quelli di Buffalo e di Praga
Ciascuno custodiva il suo piccolo vizio
Nel portafoglio fresco di paga
E ognuno noto agli altri che mai l’avrei sospettato
Per tanti confini affluiti
A scambiarsi notizie del lavoro e dei figli
Cresciuto nel frattempo e spariti
Uno maestro d’ascia uno poeta
Uno fu professore uno operaio
Uno era stato un prete stipati in questa stanza
Uno era il mondo intero il mio bisnonno marinaio
Ben lieto d’incontrarli e tuttavia perplesso
Che nel guardarli senza suono conversare
Quale bisogno c‘era mi domandavo
Quel congresso da giudizio universale
Volevano portarmi alla partita a Torino —
Dài vieni facci contenti
Dei familiari comuni adempimenti
Complimentandosi fra sé e con me
Insistevano — i tuoi li hai portati lontano
E che potevo permettermi quel minimo sforzo
E torneremo in treno domenica sera a Milano
E un altro vivere avrà inizio
Volevo dirgli che non ho più speranza
Però non faceva una grinza la loro bio-logica
Che in quella s’interruppe mentre mi addormentavo
Cercando la scappatoia teologica
Da SALUTZ
Ho avuto sì una storia — quel tale del treno
Mais sans jouir e una volta soltanto
E sul sofà — nemmeno
Proprio nudi benché l’atto fu quello —
Macché giovane e bello: basso, grasso
Pieno di boria tra il furbo e lo scemo
Quando racconta che ha molto vissuto
Però era stato gentile una sera di neve
Io tutta lieve e te lontano un abisso
Da tanti pianti che mi avevi fatto fare —
Volevo cancellare le mie pene
Volerti non troppo bene:
Anche se intanto tu eri tornato esemplare
Mio solo tutto amore al mio servizio
Ma il ricordo mordeva come un vizio
Quando è successo a marzo una mattina
Alle cinque nel buio graffiata da uno squillo:
Ti piacerebbe un giretto d’oblìo?
Non dirmi cosa avresti risposto tu
Perché a rispondere c’ero io —
Alles Gute, mi vesto e sono giù
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Lume dei miei misteri · Giovanni Giudici
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