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Ogni terzo pensiero
Giovanni Raboni
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Ogni terzo pensiero

Ah no, non a un filo

Ah no, non a un filo soltanto
era attaccata la mia vita
ma al buffo intrico ch’era vanto
déll’infermiera vietnamita

e goccia dopo goccia intanto
che pareggiava la partita
del molto sangue dentro sparso
per delega della ferita

di taglio e punta a un altro male
così silenzioso che anch’io
fui quasi per crederlo un bene

versava in più nelle mie vene
il cocktail di plasma e d’oblio
d’una triaca trionfale.

Sono quello che eravate

Sono quello che eravate, sarò
quello che siete, sussurro a chi spia
i miei passi da un letto di corsia
d’un padiglione di Niguarda o

del vecchio policlinico di via
Sforza, mi sopravvalutate, ho
un rene solo, presto perderò
l’ultima battaglia con la miopia

e il cuore, eh, il cuore... No, perdono, care
anime, perdono! non posso fare
l’unto della Morte qui, hon si deve
insegnare a morire a chi già tanto
muore 0 così poco spera, soltanto
un’altra primavera, un’altra neve.

Da QUARE TRISTIS
❦ Ogni terzo pensiero · Giovanni Raboni
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