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La donna del gioco
Maurizio Cucchi
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La donna del gioco

Agnese

Ancora lei, l’ombra.
Chissà perché ti associo
nella mia mente al mio disordine:
sei l’esemplare e il mio ricovero
il capitano è il sole e gli occhi,
l’isola. Milano, una carrozza va, il teatro
Italia 1] nuovo cinedramma
La felicità: fragile nell’opporsi.
“ E dopo non c’è stato più
non è più stato mio”.

da LA LUCE DEL DISTACCO

Il mio costume nero

Il mio costume nero
era cucito a mano ma la maschera
non si sa mai cosa nasconde.
Chissà chi sei donna del gioco
che per mano mi tieni
che mi aspiri e governi
passerò tutto intero
passerò con la testa
in ascolto e presente assoluto.
Il guscio è polpa che si scuote e non c’è più
e anch’io mi sciolgo!
Pelli morbide che tremano
urlando poca ombra vuoto grappoli
la forza vita delle donne.
Così vorrei ma il mondo
non è un intrecciò della fantasia.

Il padre che mi parlava

Il padre che mi parlava
era un ragazzo dal largo sorriso
e aveva gli occhi che hanno già imparato
rifugio lui ristoro mio pensante
che riempie la mia sorte.
Non ti ho tradito ma non ti sogno più
e se mi sogno mi sogno col tuo viso:
sul tuo torace mi ergo
nella tua mano mi fido
con te la folla si spalanca.
Sii maledetto tu
che sai fare e non sai fare
sono un bambino ignavo
che non si vuole alzare.

Lettera e preghiera

Caro perduto Luigi
sei oggi più tenero, inerme fratello
nel mio mutato pensiero.
È bianca la tua pelle, come carta,
e io ci scrivo.
È questo il saluto e sarà più leggero
il sacrificio dell’anima.
Sul lieto silenzio di un prato
si posa l’ombra dell’ultima parola.
Abbi comunque pace
e l’abbia chi ha taciuto. Siamo noi
il corpo dell’economia.
❦ La donna del gioco · Maurizio Cucchi
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