Maurizio Cucchi

Maurizio Cucchi

Agnese

Ancora lei, l’ombra.
Chissà perché ti associo
nella mia mente al mio disordine:
sei l’esemplare e il mio ricovero
il capitano è il sole e gli occhi,
l’isola. Milano, una carrozza va, il teatro
Italia 1] nuovo cinedramma
La felicità: fragile nell’opporsi.
“ E dopo non c’è stato più
non è più stato mio”.

da LA LUCE DEL DISTACCO
Leggi la poesia completa

Poesie

18

Agnese

Ancora lei, l’ombra.
Chissà perché ti associo
nella mia mente al mio disordine:
sei l’esemplare e il mio ricovero
il capitano è il sole e gli occhi,
l’isola. Milano, una carrozza va, il teatro
Italia 1] nuovo cinedramma
La felicità: fragile nell’opporsi.
“ E dopo non c’è stato più
non è più stato mio”.

da LA LUCE DEL DISTACCO

Al Cairo

*
Le case degli operai
avevano i cortili a sassi
che davano in altri cortili.
Penso al foppone della peste,
osservo il giallo della Polveriera
e ti aspetto qui fuori,
al Cairo, tra le bisce del portone.

*
E siano per sempre benedetti
i nostri cuori senza nome.
Guardo le ossa a croce della Schola
gratto le carte dell’Ornato fabbriche
fiutando un muso di padrone,
le sue pareti di polvere.
E c’era una nonnina bogianen,
le righe nere un ghigno e il cappellino,
forse venuta dalla Portascia delle uova
a un passo dai giardini dei pavoni.
Lei conosceva lo stradone di Loreto,
il pullulare e l’umido, le scale
e la stanzetta di mia madre
la mia finestra di bambino.

*
L’uomo della Bovisa non poteva immaginare
che il suo avvenire, così presto,
sarebbe diventato preistoria.
Torna e rimugina quei nomi: la Società Smeriglio,
l’Officina del Gas e scopre come un monumento
la torre di mattoni altissima,
dove dentro gli operai si arrampicavano.

In un oblio forse sognante, quei diroccamenti
e le navate al sole o nella palta,
gli immensi alberi strani contro il cielo, nelle refezioni,
gli insegnano la muta dignità delle rovine.

*
La casa dei lavandai
offre con calma il suo trapasso,
scivola e gronda alla Martesana,
vicino agli orti luridi,
alle strutture afone e a un bambino
che si incammina quieto nella melma.

Il viaggiatore torna curioso sui suoi passi,
tra i padiglioni che fluttuano ingabbiati,
obliqui, semisommersi dalle alghe.
Pensa a una tinozza di piume e di calore,
tira su il bavero e riflette
su queste transizioni.

Animale acquattato

Nel testone ha due occhi tondi,
gialli, ottusi.
E mi guarda come a chiedere:
“Ma cos’è? cos’è?”
Poi si acquatta
nel corridoio, nell’odore.
Così la tartaruga
annega nel deserto,
si trascina tra tanti corpi di sorelle,
annaspa nell’opposto,
pesante alla sua fine.

O cara madre, gonfia e sfortunata,
dolce fantasia e magone,
come ti specchi in questi muri gialli,
in queste ragnatele
- e io ti ammiro nella tua zavorra —
per resistere?
Curami, non separarmi,
non farmi andare via, morire.

Da miserabile ebbe il momento

Da miserabile ebbe il momento di sublime gloria.
La portavano via su una carretta,
come un pacco di morte.
L’aspettava un palco di pietra, carico di legna,
nel mercato.
I soldati avevano asce e mazze,
e un boia l’aspettava.
C’erano monaci viola
che biascicavano dei paternoster.
Ti ergevi ancora.

Tu mi ascolti, dall’alto delle tue fascine,
e la tua forma bianca, tra le fiamme,
riverbera nella mia mente.
Chiedevi una croce e un inglese
ne fece una con due pezzetti di legno
e te la diede.

Glenn, come lo chiamavo

Glenn, come lo chiamavo nella mia mente io,
o com’è più dolce e semplice,
conm’è più vero:
Luigi.
Resti per me una crepa d’affetto
o un lampo intermittente nel cervello.
E anche tu, che non l’hai mai visto,
lo ami.
Tu che hai taciuto, e oggi non taci più,
hai la memoria smangiata come la tua macula:
cerchi e non trovi più
nemmeno la sua voce.

Hotel Riviera

Hotel Riviera

Calcando terra, davanti al lavandino,
c’era una roccia fluida,
una madre 0 una sposa,
un albero davanti al mare,
nubi vaganti...

Mi fermo in una stampa desolata
dove finisce il viaggio.
Sono all’ Hotel Riviera,
tra camion e le giostre,
osservo l’acqua piatta,
passa la scia dei canottieri.

Il corpo era lassù

Il corpo era lassù,
era come planasse sulla folla.
Osservava le cime degli alberi, i campanili, il cielo,
sentiva il poco vento nella primavera.
Gridava, poi, nel soffoco, nel fumo:
“erano vere, erano Dio,
le mie luci, le voci !”.
Quelle lingue leccavano
i suoi piedi, la camicia,
salivano ai capelli.
Attorcigliata, gli occhi rovesciati,
la fiamma mangiava spalle e mani, le gambe...
cercava di chiudere sul petto
le braccia in croce,
ma le cadevano.
Si inabissava
tutto il suo corpo formidabile...

Il mio costume nero

Il mio costume nero
era cucito a mano ma la maschera
non si sa mai cosa nasconde.
Chissà chi sei donna del gioco
che per mano mi tieni
che mi aspiri e governi
passerò tutto intero
passerò con la testa
in ascolto e presente assoluto.
Il guscio è polpa che si scuote e non c’è più
e anch’io mi sciolgo!
Pelli morbide che tremano
urlando poca ombra vuoto grappoli
la forza vita delle donne.
Così vorrei ma il mondo
non è un intrecciò della fantasia.

Il padre che mi parlava

Il padre che mi parlava
era un ragazzo dal largo sorriso
e aveva gli occhi che hanno già imparato
rifugio lui ristoro mio pensante
che riempie la mia sorte.
Non ti ho tradito ma non ti sogno più
e se mi sogno mi sogno col tuo viso:
sul tuo torace mi ergo
nella tua mano mi fido
con te la folla si spalanca.
Sii maledetto tu
che sai fare e non sai fare
sono un bambino ignavo
che non si vuole alzare.

L’ospite bilanciato

da Chagall e Velasquez

Prima persona o terza ben confuse
e le due teste sovrapposte ai vetri verdi:
le due figure sono forse una.
Disteso lunghissimo di legno
il capo nell’erba, il cappello caduto
nel verde spalmato, bagnato,
il pino, il cielo lilla e il tetto dell’infanzia,
le braccia al cuore a croce,
lo steccato:
ma forse è un pretesto di narciso.

Di casa eppure estraneo,
provvisorio e centrale aspirato
in un risucchio di luce
dietro la piccola folla delle damigelle,
i sovrani, il cane, i nani,
I
l’artefice, l’ospite bilanciato.
Eccomi, sono lui,
i piedi sui gradini
della porta a un passo
dalla luce bianca del mondo
che c’è fuori.

Libri

6

Commenti (0)

Condividi
Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.