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I fasti dell’ortica
Maria Luisa Spaziani
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I fasti dell’ortica

Crisi

La parola che odio se il ferro non si piega,
se la fucina interna langue,
la parola che transita, cadavere
sopra l’acqua stagnante —

la parola, la figlia notarile
di cento dizionari, la farina
verginale d’acqua e lievito, lontana
da farsi pane —

I vinti, stelle morte

I vinti, stelle morte della Storia,
dal camposanto di Montmartre mi lanciano
con fuochi fatui, con parole oscure,
disperati messaggi.

Così un tempo, di veliero in veliero,
alfabeti di fiaccole, richiami.
Il camposanto è un immenso veliero
Che naufraga in eterno.

Da LA TRAVERSATA DELL’OASI

Il calore giusto

Fa’ lievitare il verso come il pane
nel forno al suo giusto calore. Senti
che anche il verso emette il misterioso
profumo della cosa riuscita.

Vocali e consonanti si alleano,
s’incatenano e fondono. Ne esce
lo spiritello d’ Aladino e danza
su e giù per la stanza.

Italia ’92-’93

III
Si domandava, Teresa d’ Avila
tra quelle suore esauste per la fame,
se il denaro, “la cosa indispensabile”
fosse “materia” o “spirito”.
Certi nostri politici in crisi
fra i magistrati e l’ombra delle sbarre,
un po’ angosciati o meno si ponevano
quello stesso dilemma?

Prendevano miliardi alla maniera
del Passatore “per offrirlo ai poveri”,
o cercavano sangue per l’Idea
come ai tempi romantici?

Forse no, forse sì. Hanno scordato
però di dirci quale Idea.
Saremmo loro complici, per poco
che si vedesse chiaro?

L’auriga

Auriga ritto sul suo carro, tiene
le redini la mano del poeta,
quella mano che scrive, che capta
le quattro direzioni dello spirito.
Lo spirito è un ossigeno, s’insinua
In ogni virgola, atomo o parola.
Non ha bei sentimenti, non consola.
Talvolta è pura polvere da sparo.

Le vibrazioni più profonde

Le vibrazioni più profonde, eccole
affidate ad arpeggi di otto versi.
Tutto quanto è profondo ha la maschera.
Chi non gioca non prega.

Stiamo andando a una festa brillante,
il veglione dei grandi ricordi.
Ben quattro re, del resto, hanno accettato
Di rompere su carte da gioco.

Lo zero

Lo zero è nulla, vale appunto zero.
Ma se lo metti al fondo di una cifra
moltiplichi per dieci, e poi per cento
se ce ne aggiungi un altro. E così via.

Zero della mia vita, tu non vista
né apprezzata presenza. Che magia
dopo anni t’imponi, tu sfumato
leonardesco privo di contorni.

Voglio

Sistole e diastole,
osanna e crucifige —

Io voglio strenuamente sopravvivere,
a lungo dialogare con uomini non nati,
con i loro nipoti,
nipoti dei nipoti —

ora voglio morire,
morire in ogni cellula del tempo —
in me e in tutti morire —

sistole e diastole,
osanna e crucifige.
❦ I fasti dell’ortica · Maria Luisa Spaziani
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